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Tribunale - Allarme Covid - Allarme dell'Organismo congressuale forense - Il delegato Luigi Sini: "Va stabilito un numero ponderato di cause in presenza"

“Udienze accavallate e gente assiepata nei corridoi, si rischia un boom di contagi”

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Il presidente uscente Luigi Sini

Il delegato Ocf, avvocato Luigi Sini

Assembramenti nei corridoi del tribunale

Covid – Assembramenti nei corridoi del tribunale

Assembramenti nei corridoi del tribunale

Covid – Assembramenti nei corridoi del tribunale

Viterbo – (sil.co.) – Giornata di passione ieri in tribunale, a causa del moltiplicarsi di “assembramenti” nei corridoi e nelle aule del palazzo di giustizia nonostante i ripetuti richiami al distanziamento. 

Non sembra funzionare, ai fini della prevenzione del contagio da Covid-19, la previsione di fasce orarie. Udienze accavallate e gente assiepata nei corridoi, in piena fase di ri-emergenza pandemia, non giovano alla salute.

“E’ inevitabile che, in attesa delle udienze, che si tengono a porte chiuse, all’esterno delle aule si crei la calca di chi aspetta il proprio turno, se sono fissate tutte allo stesso orario o a distanza di cinque minuti l’una dall’altra”, spiega l’avvocato Luigi Sini, delegato per Viterbo dell’Organismo congressuale forense. 

Fatto sta che l’eccezionale via vai si è manifestato non solo nel corridoio, ma anche all’interno della pur-spaziosa aula di corte d’assise dove erano in corso, in presenza, i processi davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone il quale, dopo diversi richiami, ha perso la pazienza e si è fatto aiutare dal personale e dai carabinieri per mettere fuori la porta chi era di troppo.

Sini fa proprio l’allarme lanciato dal coordinatore nazionale dell’Ocf, avvocato Giovanni Malinconico, secondo il quale si rischia un boom di contagi.

“Per ciascuna fascia oraria – spiega il rappresentante locale dell’organismo congressuale – andrebbe stabilito un numero adeguato di cause, in modo da garantire la prosecuzione delle udienze in compresenza fisica, tutelando sia i diritti che la salute di utenti e addetti ai lavori”. 

A tale proposito il coordinatore nazionale Giovanni Malinconico ha diffuso una nota relativa proprio all’emergenza sanitaria e all’organizzazione degli uffici giudiziari, bacchettando l’accesso in contemporanea di un numero incontrollato di persone negli uffici giudiziari e la conseguente ingestibilità delle udienze in compresenza fisica.

“Una modalità ampiamente praticata in modo sicuro, sebbene con comprensibili difficoltà e disagi, negli uffici in cui si agisce in modo virtuoso”, sottolinea Malinconico.  

A Viterbo, fino a pochi giorni fa, non sembravano esserci particolari problemi nella gestione del “traffico” di addetti ai lavori e utenti al palazzo di giustizia del Riello: udienze a porte chiuse e un numero ristretto di “parti” nei corridoi, ordinatamente in attesa del proprio turno. Poi all’improvviso la situazione è degenerata, sfuggendo evidentemente di mano, a giudicare dalle foto scattate ieri mattina nel corridoio del pianoterra, dove sono le aule in cui si svolgono le udienze penali.  

Il problema starebbe nella previsione di fasce orarie, secondo il delegato dell’organismo congressuale Luigi Sini, tutte allo stesso orario o a distanza di cinque minuti l’una dall’altra. 

“Risulta – dice Malinconico – che in gran parte dei tribunali italiani quotidianamente si verificano assembramenti dovuti alla cattiva prassi di non procedere a scaglionare adeguatamente le udienze chiamate in ciascuna giornata o, laddove le udienze siano distinte per fasce orarie, di non disporre una adeguata gestione del numero di chiamate programmate per ciascuna fascia”.  

“Una prassi – prosegue il coordinatore, facendo riferimento alle segnalazioni ricevute – dalla quale è derivata, in numerosi centri italiani, una significativa diffusione del contagio tra avvocati, magistrati, personale di cancelleria e utenti della giustizia”. 

“Al di là della ipotizzabile rilevanza penale dei fatti denunciati, l’Organismo congressuale forense ribadisce la necessità che si intervenga immediatamente – avverte  – affinché, data la eccezionale gravità della situazione, si disponga un piano nazionale dell’emergenza che consenta di ristabilire responsabilmente nei tribunali italiani una uniformità di misure organizzative in merito alla modalità di strutturazione e smaltimento dei ruoli di udienza, con chiamata per ciascuna fascia oraria di un numero ponderato di cause, così da porre un freno alla babele di misure organizzative cui si sta assistendo in via di fatto”. 

“Tali misure, da assumersi in via di prioritaria urgenza date le gravissime conseguenze che le prassi denunciate stanno producendo, consentirebbero che, nei casi in cui risulti necessario per le ineliminabili esigenze di tutela dei diritti, possano tenersi anche udienze in compresenza fisica oltre alle pur apprezzabili modalità alternative, ovvero udienza da remoto e trattazione cartolare”. 


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5 novembre, 2020

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