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Tribunale - A processo per l'impiego di uno straniero irregolare il gestore - Teste della difesa il presidente nazionale dei circoli e club "trasgressivi e libertini"

Blitz contro il lavoro nero nella villa per scambisti, c’era pure un cuoco clandestino

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La finanza

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Sutri – (sil.co.) – Blitz contro il lavoro nero nella villa per scambisti, c’era pure un cuoco clandestino.

Un volontario, secondo la difesa, con un contratto di prestazione occasionale a titolo di rimborso spese. A processo davanti al giudice del tribunale penale Gaetano Mautone, per l’impiego di uno straniero irregolare, è finito il gestore del circolo privato, in soccorso del quale è intervenuto il presidente dell’associazione che raggruppa a livello nazionale tutte le associazioni, i circoli privati e i club “trasgressivi e libertini”. 

Il blitz risale al 28 marzo 2015 quando nella struttura, situata nelle campagne di Sutri, fecero il loro ingresso a sorpresa i carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro, i militari della locale stazione e la guardia di finanza.

“All’interno c’erano 14 lavoratori, tra parcheggiatori, addetti alla reception e alla cucina, tutti irregolari”, ha detto un ispettore del lavoro, spiegando come la villa sia una struttura molto grande, attrezzata di ristorante, piscina, sala da ballo e camere da letto.

“Per tredici lavoratori  c’è un procedimento civile in corso. In cucina, invece, abbiamo trovato un aiuto cuoco tuttofare, con tanto di grembiule, originario dello Sri Lanka, classe 1986, risultato senza permesso, al nero e clandestino”, ha proseguito.

“La villa di Sutri era una villa per eventi privati – ha spiegato il presidente nazionale, teste della difesa – destinata a forme libertine di incontri intimi tra una selezione di soggetti veramente interessati, che condividono le stesse finalità culturali, nel rispetto delle regole. Lo scopo non era cenare o ballare, ma l’incontro intimo. Parlare di ‘personale’ è improprio, il termine giusto è ‘volontari’, perché tutti sono soci e partecipi”. “Lo scopo comune – ha ribadito più volte – è l’incontro intimo, la pratica di attività libertine piacevolmente coinvolgenti a livello emotivo”. 

“Alla guardia di finanza lo straniero ha detto che era socio dell’associazione e che lavorava lì dal 28 novembre 2014 con un contratto di prestazione occasionale – ha precisato il teste dell’ispettorato del lavoro – in questura abbiamo scoperto che aveva una domanda di ammissione in atto, in virtù della quale avrebbe potuto lavorare in Italia, ma per il datore di lavoro originale, quello che compare nell’emersione del 2012. E in ogni caso, avendo lavorato 35 giorni per un periodo di quattro mesi, dalle 22 alle 4 del mattino, in concomitanza con gli eventi, non sarebbe comunque bastato il contratto di prestazione d’opera occasionale”. 

Il processo riprenderà fra un anno, il 17 dicembre 2021. 


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12 dicembre, 2020

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