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Viterbo - Asl condannata a versare 37mila euro al figlio di un edicolante - La vittima è deceduta a Belcolle nel 2013

Se curato tempestivamente, il padre malato di cancro sarebbe vissuto altri due mesi…

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Viterbo - L'ospedale di Belcolle

Viterbo – L’ospedale di Belcolle


Viterbo – (sil.co.) – Asl condannata a risarcire 37mila euro al figlio di un uomo malato di cancro ricoverato per una neuropenia cui sarebbero state prestate cure poco tempestive che ne avrebbero pregiudicato di due mesi la sopravvivenza, provocandone la morte.

Vittima un edicolante del capoluogo deceduto a Belcolle il 4 marzo 2013 all’età di 66 anni.

A distanza di sette anni il giudice Maria Carmela Magarò del tribunale civile di Viterbo ha riconosciuto a favore del figlio della vittima, che aveva chiesto un risarcimento di centomila euro tramite il difensore Antonio Iezzi, un danno pari a 36.762,10 euro.

Secondo la difesa il 66enne, affetto da carcinoma polmonare, era già gravemente malato quando è giunto in ospedale per una neuropenia che però, secondo il consulente tecnico, fu curata in ritardo con  un farmaco adeguato, senza sottoporre il paziente a una Tac total body.

Sempre secondo la perizia del Ctu, le omissioni dei sanitari avrebbero ridotto del 70 per cento le possibilità di guarigione, riducendo di due mesi la vita del paziente. 

“Alla luce di tali considerazioni emerge che – si legge nella sentenza del giudice Magarò – può essere affermata la responsabilità della Asl per aver colposamente ridotto le chance di sopravvivenza. Il periodo di circa due mesi indicato dal consulente è indubbiamente da  considerarsi apprezzabile e sufficiente, dunque, a far acquistare alla vittima, e trasmissibile iure hereditatis, il diritto al risarcimento del danno biologico”. 

La Asl dovrà pagare anche i costi delle consulenze tecniche e le spese legali.


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28 dicembre, 2020

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