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Tribunale - Presunta vittima un 46enne che ha avuto una prognosi di sessanta giorni - Al giudice: "Mi ha preso a zampate mentre ero a terra!"

Dà del “broccolo” a un ventenne, il giovane lo picchia e finisce a processo per lesioni aggravate

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Acquapendente – (sil.co.) – Dà del “broccolo” a un ventenne durante i Pugnaloni e poi fa il bis la notte tra il 18 e il 19 agosto 2017 dopo una serata di festa trascorsa da gran parte degli acquesiani all’anfiteatro Cordeschi.

La seconda volta però sarebbe finita male per un 46enne del posto, che sarebbe stato atterrato dal “broccolo” quindi preso a calci finché una coppia di passaggio non li ha divisi. Erano circa le tre e mezza di notte e la presunta vittima, come gli altri, stava facendo rientro a casa. Sarebbe successo vicino alla piazza principale di Acquapendente, tra la tabaccheria e la cartoleria. 

Il ventenne sarebbe stato in compagnia di un altro giovane, figlio di suo cugino.

“L’ho sentito che alzava la voce con lui, allora mi sono avvicinato spintonandoli per dividerli e lui mi ha picchiato, prendendomi a zampate mentre ero a terra”, ha raccontato ieri il 46enne, che ha riportato fratture alle costole e a un braccio con una prognosi di sessanta giorni, al giudice Silvia Mattei davanti alla quale è imputato di lesioni aggravate il giovane, difeso dall’avvocato Vincenzo Dionisi. 

Ha ammesso: “Gli ho dato del broccolo”. Sottolineando: “Ma non gli ho detto figlio di puttana”. Il figlio del cugino, sentito come testimone, ha fornito una versione diversa: “Io e l’imputato non stavamo discutendo. E’ stato lui che si è avvicinato a noi che camminavamo e gli ha dato del broccolo”. Secondo altri testi, però, sarebbero stati tutti alticci e lo stesso giovane, il giorno successivo, avrebbe addirittura detto di non ricordarsi niente. In paese però tutti avrebbero già saputo dell’accaduto.

L’uomo, che si è costituito parte civile, avrebbe sporto querela soltanto dopo un mese, dicendo in un primo momento ai sanitari del pronto soccorso e al suo medico curante di essere caduto dalle scale. “In base alle lastre e al tipo di fratture non ci hanno creduto, ma lì per lì mi sembrava di non essermi fatto niente, per cui non volevo mettere in mezzo nessuno”, ha spiegato. “Poi, quando dopo avere perso un mese di lavoro stavo ancora male, sono tornato in ospedale, cercando la stessa dottoressa che aveva dubbi sulla caduta, ammettendo di essere stato menato, quindi sono andato dai carabinieri”, ha proseguito.

Al termine dell’udienza il processo è stato rinviato al 10 novembre dell’anno prossimo per sentire i due dottori che hanno visitato la presunta vittima, l’esame dell’imputato e la sentenza. 


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3 dicembre, 2020

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