Viterbo – “Se c’è un ‘padrone’, vuol dire che c’è pure uno ‘schiavo’. E il primo si sconfigge solo mobilitando il secondo. Il sindacato, per fronteggiare quando sta accadendo nelle campagne della Tuscia, deve tornare ad organizzare le lotte dei braccianti. Quanto accaduto a Ischia è sconcertante. E’ arrivato il momento di tornare a un confronto duro con chi sfrutta i braccianti”. Massimiliano Venanzi è segretario organizzativo della Flai Cgil Viterbo.
Qualche giorno fa un’intera famiglia di imprenditori agricoli di Ischia di Castro è stata arrestata dai carabinieri del comando provinciale di Viterbo, coadiuvati dal nucleo ispettorato lavoro di Viterbo, dal nucleo elicotteri carabinieri di Roma-Urbe e dai carabinieri forestali.
Ai domiciliari sono finiti padre, madre e due figli. Raimondo Monni, 75 anni, la moglie Margherita Contena, 70 anni, e i figli di 49 e 38 anni, Giovanni e Salvatore Angelo. Con intimidazioni, vessazioni e minacce, avrebbero costretto decine di braccianti a lavorare all’interno delle loro aziende agricole in condizioni di schiavitù per poco più di un euro all’ora. Contestualmente sono state poste sotto controllo giudiziario 5 imprese agricole, facenti parte di fatto di un’unica holding familiare.
Ischia di Castro – Sfruttamento del lavoro
“Quando descritto nell’indagine dei carabinieri che ha portato agli arresti – prosegue Venanzi – potrebbe essere la conferma che nel nostro territorio non esiste solo un problema di caporalato, ma quello che emerge è un vero e proprio sistema di puro e semplice sfruttamento e di pura e semplice oppressione. Ed è arrivato il momento – sottolinea poi il segretario della Flai Cgil – di tornare a un confronto duro con chi sfrutta i braccianti. Qui siamo ben oltre il caporalato, qui siamo all’oppressione, alla schiavitù”.
Viterbo – Massimiliano Venanzi della Flai Cgil
Per Venanzi è “fondamentale l’unità delle forze sindacali e un’analisi approfondita da parte di tutte le istituzioni. Una riflessione seria sullo sfruttamento schiavistico nelle campagne”. E lancia anche un appello, direttamente ai lavoratori agricoli. “Rivolgetevi ai sindacati, per raccontare le vostre storie e verificare la vostra situazione lavorativa”. Un appello, quello di Venanzi, volto anche “ad organizzare i braccianti per avere la forza, per intervenire, per contrastare insieme lo sfruttamento nelle campagne della Tuscia. Perché soltanto possiamo cambiare le cose. Senza paura e per ridare dignità alla vita delle persone e a un settore che non può continuare a sopportare quello che sarebbe successo a Ischia di Castro”.
Ischia di Castro – Sfruttamento del lavoro
Tuttavia, “organizzare i braccianti – spiega Venanzi – è difficilissimo, perché stiamo parlando di lavoratori perennemente sotto ricatto, perennemente sotto botta. Con contratti precari e lontano dagli occhi di tutti. Lavoratori senza sicurezze né garanzie. E in queste condizioni è difficile trovare la forza per denunciare la propria condizione di lavoro”.
“Il sindacato – prosegue Venanzi – accoglie ogni giorno segnalazioni di sfruttamento sul posto di lavoro. Alla Flai Cgil vengono ogni giorno tantissime persone. Una processione. Tra la Flai e l’ufficio immigrazione. E ci parlano spesso delle condizioni barbare in cui vivono. Il problema nostro è trasformare quel grido di allarme in una forza per combattere il padrone. E su questo fronte si fa fatica, e questo determina anche atteggiamenti feroci da parte dei padroni. Soprattutto nei confronti degli stranieri, i più sfruttati”.
Ischia di Castro – Sfruttamento del lavoro
Cosa raccontano al sindacato i braccianti, in particolar modo stranieri, che vanno alla Flai? “Ogni giorno – risponde Venanzi – i lavoratori ci raccontano lo spaccato che vivono nel mondo agricolo della Tuscia. Sfruttamento economico, perché vengono pagati molto meno rispetto a quanto previsto dal contratto di lavoro. Sfruttamento rispetto alle giornate di lavoro che quando va bene gliene segnano la metà. In diversi casi vengono poi trattati come schiavi, lavorando 10, 12, 14 ore al giorno con una paga da fame. Ci sono persone che ci raccontano che lavorano per 3, 4 euro l’ora. Il tutto mascherato da buste paga corrette, ma il problema è tante volte non riportano tutti i giorni lavorati. Ed è sempre complicato dimostrare che 5 giorni lavorati ne nascondano di fatto 20”.
E questo si riflette anche sul conteggio della disoccupazione agricola. “Perché – sottolinea Venanzi – se lavoro 200 giorni e me ne segnano solo 100, la disoccupazione verrà calcolata sui 100 e non su quanto effettivamente lavorato. In questo modo il lavoratore non solo guadagna meno di quanto gli spetta da contratto, ma va pure a prendere meno di disoccupazione. Insomma, è soltanto il lavoratore a rimetterci. Altri quelli che invece ci guadagnano”.
Ischia di Castro – Sfruttamento del lavoro
Che strumenti ha il sindacato per contrastare lo sfruttamento nelle campagne? “Gli unici strumenti che abbiamo oggi a disposizione – conclude Massimiliano Venanzi – sono l’informazione e la vicinanza con i lavoratori. Questi sono gli unici strumenti per interagire e combattere con la realtà drammatica del mondo agricolo”.
Daniele Camilli
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