Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Lecce - Lo sdegno della famiglia della ragazza: "Come si può permettere la libertà a un essere così?"

Seppellì viva la fidanzata, poi ne confessò l’omicidio: ora chiede di lavorare fuori dal carcere

Condividi la notizia:

Noemi Durini

Noemi Durini

Lecce – “Non ha rubato un’auto, non ha spacciato. Ha ucciso. Io non dimentico il suo sorriso beffardo fuori dalla caserma dei carabinieri dopo aver confessato l’omicidio. Come si può permettere la libertà a un essere così? Che dignità dovrebbe recuperare che di dignità non ha nulla, che di umano non ha nulla, soltanto la fisionomia e la biologia?”. E’ una parte del lungo post pubblicato sulla propria pagina social da Benedetta Durini, la sorella di Noemi, la 16enne di Specchia, in provincia di Lecce, uccisa il 3 settembre del 2017 dal suo fidanzato – reo confesso – e il cui cadavere fu trovato dieci giorni dopo sotto un cumulo di pietre nella campagne di Castrignano del Capo.

A distanza di tre anni, quel ragazzo ha chiesto di poter lavorare fuori dal carcere di Quartucciu, dove è detenuto. Per la legge, essendo minorenne all’epoca dei fatti e avendo confessato l’omicidio, ne avrebbe diritto. La richiesta del giovane, che già lavora all’interno del carcere, sarà valutata dai magistrati, che esamineranno anche le relazioni dei responsabili del Quartucciu. 

Noemi Durini, il 3 settembre 2017, scomparve nel nulla: l’ultima volta in cui era stata vista a Specchia, si trovava proprio in compagnia del fidanzato, di un anno più grande. Seguirono giorni di ricerche e di indagini, con il ragazzo che fu messo sotto torchio dagli inquirenti e alla fine confessò di averla uccisa, dopo averla percossa e sepolta viva sotto alcuni massi nei pressi di Castrignano del Capo. È stato condannato in via definitiva a 18 anni e otto mesi.

“Non sto qui a ripetere il modo in cui ha tolto la vita a mia sorella – prosegue il post di Benedetta – perché purtroppo lo ricordo ogni giorno da 3 anni a questa parte. Ricordo ogni parola, ogni frase di quell’esame autoptico e di quei fascicoli. Ricordo ogni secondo di quei lunghi e interminabili giorni mentre cercavamo mia sorella. Come possiamo accettare, che un essere così crudele e oscuro, possa anche solo per 10 secondi, tornare in libertà? Dopo aver tolto la vita ad una ragazza di 16 anni, dopo aver distrutto una famiglia e l’integrità psichica di ognuno di noi, che ogni giorno dobbiamo convivere con questo dolore atroce. Dopo aver spento un sorriso così bello, e ritenendosi addirittura soddisfatto? Io non dimentico le sue risatine in tribunale, i suoi ghigni. Il suo sguardo. Io non dimentico le parole del giudice “E’ entrato nel carcere affermando “io sono quello che ha ucciso la ragazza””, con senso di orgoglio e supremazia nei confronti degli altri detenuti. Come si può permettere libertà a un essere così? Che dignità dovrebbe recuperare, un soggetto che di dignità, non ha nulla?”. 

Condividi la notizia:
5 dicembre, 2020

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/sindaco-cercasi-ci-vorrebbe-diogene/