- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

L’infermiera accusata di peculato: “Non era mia la Panda della Asl sotto casa all’ora di pranzo”

Condividi la notizia:

Orte – (sil.co.) – Si difende gridando al complotto l’infermiera accusata di peculato perché sarebbe andata a pranzo a casa con l’auto di servizio. Qualcuno, secondo lei, potrebbe avere usato un’altra Panda bianca della Asl per incastrarla. Ieri è stata interrogata dal pm, prima di passare ai testi della difesa. Tra loro, sarà sentito anche il dirigente della Asl Giuseppe Cimarello. 

E’ l’operatrice sanitaria 54enne difesa dall’avvocato Roberto Alabiso che, nei primi mesi del 2017, sarebbe stata tradita, dopo una segnalazione ai carabinieri, dal dispositivo gps piazzato di nascosto a bordo della Panda bianca della Asl riservata al servizio di assistenza domiciliare ai malati cronici e agli anziani di Orte. Parte civile l’azienda sanitaria locale. 

Secondo il difensore ci sarebbe stato uno scambio di auto. Quella monitorata dagli investigatori e vista parcheggiata più volte sotto la sua abitazione non sarebbe stata in uso all’imputata, che ieri ha negato con forza, davanti al pm Massimiliano Siddi e al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, fosse la stessa macchina che lei prelevava tutte le mattine dal parcheggio della casa della salute. 

Ha parlato di veleni all’interno della casa della salute, l’imputata. “C’è sempre stato qualcuno che voleva incastrarmi, quella vista sotto casa mia non era la Panda bianca che usavo io, non era quella assegnata a me, il numero di targa è diverso. Tutti possono entrare al centro della salute, prendere le chiavi delle vetture della Asl che stanno in bacheca e prendere una delle auto”, ha risposto al pm che le chiedeva se allora, secondo lei, fosse stato qualcun altro a parcheggiarla sotto la sua abitazione all’ora di pranzo. “E’ tutto aperto – ha ribadito l’infermiera – chiunque può entrare, prendere le chiavi e fare quel che gli pare”. 


Roberto Alabiso

Il difensore Roberto Alabiso


Riguardo invece agli orari di lavoro ha risposto: “Sono flessibili, basta che io faccia sei ore e timbri il cartellino quando parto e quando rientro alla casa della salute. Io non presto servizio alla casa della salute, ci vado solo a timbrare e prendere la macchina aziendale, io lavoro per il servizio di assistenza domiciliare della Asl di Viterbo”.

Ha poi aggiunto di avere presentato querele e esposti nonché di avere scritto alla Asl per denunciare il clima in cui sarebbe costretta a vivere in ambito lavorativo. 

Nel corso dell’udienza sono stati sentiti anche tre testi della difesa, secondo i quali l’imputata avrebbe svolto bene il suo lavoro. Il prossimo 21 settembre l’avvocato Alabiso citerà il testimone più importante, il direttore del dipartimento Adi (Assistenza domiciliare integrata) Giuseppe Cimarello. 


Articoli: “L’infermiera non poteva andare a pranzo a casa con auto della Asl” – “Infermiera andava a pranzo a casa in orario di lavoro con la macchina della Asl” – A spasso con l’auto di servizio, infermiera alla sbarra


Condividi la notizia: