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Trihunale - Orte - È imputata di peculato - Sentiti gli ultimi testi dell'accusa

“L’infermiera non poteva andare a pranzo a casa con auto della Asl”

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Viterbo - Tribunale - Carabinieri

Viterbo – Tribunale – Carabinieri

L'avvocato Roberto Alabiso

L’avvocato Roberto Alabiso

Orte – (sil.co.) – “L’infermiera non poteva andare a pranzo a casa con auto della Asl”, hanno detto gli ultimi testimoni dell’accusa. E’ il processo all’infermiera domiciliare in servizio presso il centro salute di Orte accusata di peculato, perché sarebbe andata abitualmente a pranzo a casa in orario di servizio con la Panda della Asl.

La donna sarebbe stata tradita, a marzo 2018, dal dispositivo gps piazzato di nascosto dai carabinieri a bordo della vettura Fiat Panda riservata al servizio di assistenza domiciliare ai malati cronici e agli anziani. Imputata una terapista domiciliare della riabilitazione, difesa dall’avvocato Roberto Alabiso, con contratto a tempo indeterminato per sei ore. Secondo l’accusa, finito per pranzo il giro dei pazienti, sarebbe andata a casa, parcheggiando per un paio d’ore la macchina dell’azienda nel cortile, invece di tornare in ambulatorio per la parte burocratica del lavoro e restare a disposizione. Qualcuno se ne è accorto, si è insospettito e ha segnalato il caso ai carabinieri.

Il processo è ripreso martedì davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, con l’ascolto degli ultimi due testi dell’accusa, uno dei quali in comune con la difesa.

“Non c’è una disciplina della pausa pranzo – ha detto una collega del centro salute di Orte, ammettendo però – un’ora una e mezza non è prevista. Ci si può fermare per qualche minuto a prendere un panino, al bar per un caffè, ma se è mezz’ora va sottratta. Non è buona norma andare a casa con l’auto di servizio, stazionando per un tempo significativo, tipo due ore su sei di lavoro. Ma gli assistiti, che venivano monitorati periodicamente, non si sono mai lamentati. Era precisa, puntuale, rigorosa nel suo lavoro. Al più poteva avere qualche problema caratteriale, che non tutti accettavano”.

“Finite le medicazioni, l’addetto deve rientrare e predisporre una check list di quello che serve, lasciare l’auto, anche se il lavoro è più flessibile che in poliambulatorio. Però sono previste ulteriori mansioni, disposizioni per messaggio, per telefono, uno è sempre reperibile. Deve rimanere a disposizione in sede. Alla fine dell’orario deve timbrare, nel frattempo sistema la farmacia, aggiorna il sistema”.

“Se timbra per 6 ore e si ritrova 3 ore libere, non può andare a casa o fare quello che vuole. Dovrebbe rientrare in sede, in base alla prassi. Ha obbligo di rispettare l’orario di servizio – ha spiegato uno dei dipendenti Asl addetti al personale –  per le 6 ore previste dal contratto, secondo le disposizioni del dirigente del servizio. Nel tempo residuo, oltre alle visite domiciliari, 2-3 volte la settimana per abitazione, deve ritornare alla sede del servizio. Cosa fa, dipende dal dirigente: compila dei rapporti, segna le prestazioni fatte, eccetera. Nei buchi, deve rientrare, svolgere attivita amministrativa o stare a disposizione”.

Il processo riprenderà con i testimoni della difesa. 


Articoli: “Infermiera andava a pranzo a casa in orario di lavoro con la macchina della Asl” – A spasso con l’auto di servizio, infermiera alla sbarra


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15 dicembre, 2019

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