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Concussione, assolto il maresciallo denunciato da un professore vittima d’usura

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Remigio Sicilia

Il difensore Remigio Sicilia


Viterbo – Assolto con formula piena l’ex comandante della stazione carabinieri di Vejano accusato di concussione dalla vittima di uno strozzino. Ieri per motivi familiari non è potuto essere presente in aula alla lettura della sentenza, ma ha saputo dell’assoluzione in tempo reale dal suo avvocato, che lo ha immediatamente chiamato al telefono prima di lasciare il tribunale del Riello.

La stessa procura aveva già riqualificato il reato in truffa aggravata, chiedendo una condanna a un anno e un mese di reclusione e 600 euro di multa. Ma il collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, sentito il difensore Remigio Sicilia è andato oltre, assolvendo Santo Antonio Catanzariti con la formula più ampia, “perché il fatto non sussiste”.

Il militare, che nell’estate 2015 aveva ricevuto un encomio solenne per avere salvato la vita di una persona, a settembre 2016 – ben otto mesi dopo i fatti per cui è finito a processo – è stato denunciato da un insegnante di Canale Monterano, B.B., che aveva salvato pochi mesi prima da un usuraio, un pregiudicato di Manziana, W.M., arrestato in flagrante il 13 ottobre 2015 mentre si faceva consegnare 300 euro in contanti dalla vittima.

I fatti sarebbero avvenuti tra la fine del 2015 e gennaio 2016, il docente ha sporto denuncia il 14 e il 27 settembre di cinque anni fa. 


Michele Adragna

Il pm Michele Adragna


L’accusa: “Non concussione, ma truffa aggravata”

Non concussione, ma truffa aggravata secondo il pm Michele Adragna che, riqualificando il reato, ha sottolineato come non sia emerso alcun “indebito vantaggio” e come l’imputato non abbia costretto con la violenza e le minacce la presunta vittima a dargli il denaro, ma lo abbia raggirato inculcandogli il “timore di un pericolo immaginario”. Usando poi l’artifizio di una falsa telefonata al pm per convincerlo di quello che stava facendo. 

Gli assegni consegnati dal professore allo strozzino a garanzia del prestito, sarebbero finiti nelle mani di diverse persone. Tutti tranne quattro sarebbero stati recuperati nel corso delle indagini. Ebbene, secondo l’accusa, Catanzariti si sarebbe fatto dare dal professore una somma tra i 600 e gli 800 euro, col dire che servivano a coprire quei quattro assegni, uno dei quali passato dallo strozzino a un barista, in modo da recuperarli e consegnare anche quei titoli alla pm di Civitavecchia titolare delle indagini, onde evitare che la difesa potesse trovare un escamotage per la revoca della misura di custodia cautelare prima del processo.  Il professore, intimorito dalle minacce ricevute dal suo aguzzino nonostante fosse in carcere, avrebbe provveduto a trovare i soldi e consegnarli al maresciallo. 


La difesa: “Denunce dopo otto mesi e tre diverse ricostruzioni”

Al vaglio del collegio le denunce dopo otto mesi della vittima, su cui molto ha puntato l’avvocato Sicilia, sottolineando l’incertezza perfino sulle presunte somme che la parte offesa avrebbe versato al maresciallo per riavere i quattro assegni. “Sono emerse ben tre distinte ricostruzioni di somme”, ha fatto notare il difensore, chiedendo preliminarmente la sospensione del processo in virtù della caduta dell’accusa di concussione (per vagliare un rito alternativo come l’abbreviato o il patteggiamento) e infine l’assoluzione del militare al termine dell’arringa. 

“L’ho solo esortato a pagare i debiti che aveva in giro, per la sua credibilità al processo. Temevo che la difesa potesse dire che la sua era stata una denuncia strumentale e che questo mandasse a monte tutto il lavoro svolto”, ha detto il maresciallo Catanzariti, lo scorso 20 gennaio, durante l’interrogatorio davanti ai giudici del collegio.

Silvana Cortignani


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