L’avvocato Remigio Sicilia
Viterbo – Scopre che la moglie lo tradisce e la riempie di botte al centro commerciale. Testate, calci e pugni in faccia.
Per questo motivo un 41enne d’origine straniera, sposato all’epoca dei fatti con un’italiana, è stato condannato a un anno e due mesi per lesioni. Ma ha rischiato quattro anni di carcere, essendo accusato anche di maltrattamenti in famiglia e rapina. Il sanguinoso pestaggio, avvenuto nel parcheggio sotterraneo del centro commerciale Tuscia di Viterbo, risale al 4 gennaio 2019.
Il giudice Gaetano Mautone, condannandolo per lesioni, ha invece assolto l’imputato dall’accusa di rapina e violenza domestica. Reati che, sommati alle lesioni, avevano spinto il pubblico ministero a chiedere una condanna a 4 anni di reclusione e duemila euro di multa. Gli ha inoltre concesso il beneficio della sospensione della pena e revocato, in seguito all’assoluzione da maltrattamenti in famiglia, il divieto di avvicinamento.
“Anche un santo… “, si è spinto a dire in aula il difensore Remigio Sicilia durante la sua accalorata discussione.
La difesa: “Anche un santo… “
L’uomo, scoprendo da un sms (giunto mentre si trovavano a fare shopping al centro commerciale con le figlie e un’amica) che la moglie aveva l’amante, l’avrebbe messa alle strette, facendosi consegnare il cellulare per leggere tutti i messaggi.
La donna, di fronte all’evidenza, avrebbe confessato il tradimento. Al che il marito, su tutte le furie, l’avrebbe massacrata di botte nel parcheggio sotterraneo, spaccandole il naso davanti all’amica (corsa a chiedere aiuto alla vigilanza) e alle telecamere della videosorveglianza, facendole volare via gli occhiali e promettendo di darle il resto a casa.
Siccome lei, col volto ridotto a una maschera di sangue, non sarebbe voluta salire in macchina per paura di ulteriori botte, prima di partire assieme alle due figliolette, il marito le avrebbe inoltre strappato dalle mani la borsa, in quanto sarebbe stato un suo regalo.
Il difensore Remigio Sicilia, a fronte dei quattro anni chiesti dall’accusa, durante la discussione ha rivelato in aula i particolari più piccanti della vicenda, i cui risvolti, secondo il legale, potevano far ipotizzare semmai il reato di esercizio delle proprie ragioni con violenza.
“Anche un santo… “, ha detto, parlando di un uomo ferito nell’orgoglio e rivelando le presunte nefandezze commesse nei suoi confronti dalla vittima che lo avrebbe sistematicamente tradito mentre lui era fuori per lavoro. “Altro che maltrattamenti in famiglia, in uno dei messaggi all’amante lei gli scriveva: ‘Ci vediamo quando il demente parte’. Altro che paura del marito e regime di soggezione, si portava l’amante nel suo letto con le figlie nella camera vicina”.
La donna, nel frattempo, pur non rimettendo la querela, ha rinunciato alla costituzione di parte civile alla vigilia della discussione, cui la sua legale non ha quindi preso parte. La coppia, che dopo l’episodio si è separata, a distanza di oltre due anni dalla drammatica rottura, starebbe cercando di trovare un equilibrio per il bene delle bambine.
Silvana Cortignani
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