Violenza sulle donne (immagine di repertorio)
Viterbo – (sil.co.) – Completamente succube per otto anni del compagno, un 34enne viterbese da cui ha avuto tre figli, ne è uscita solo all’inizio del 2020 dopo l’ennesimo pestaggio e l’ennesima denuncia.
Ancora oggi, a detta della donna, oggi 38enne, l’ex la chiamerebbe facendo telefonate anonime per farsi rispondere, minacciandola di morte: “Dice che mi farà fuori”. Una volta l’avrebbe fatta azzannare dal suo pitbull. Tra i vari processi in cui è imputato, ce n’è uno per averla picchiata mentre era incinta di tre e cinque mesi. E’ entrato nel vivo ieri davanti al giudice Gaetano Mautone.
“Mia figlia è viva per miracolo”, ha detto la madre della vittima sentita come testimone. Una volta le ha spezzato diverse costole, con una prognosi di 30 giorni. L’uomo, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, è stato già condannato a un anno e due mesi dal giudice Silvia Mattei il 20 settembre 2017. Ciononostante, lei se lo è ripreso in casa.
Ad oggi non ha fatto però un solo giorno di carcere, non essendoci ancora sentenze definitive. E’ però sottoposto alla misura del divieto di avvicinamento, dopo che, il 27 novembre 2019, ha picchiato la ex con una sbarra di ferro lunga oltre 80 centimetri. Ma quello è un altro processo.
Il processo di ieri, per lesioni, è relativo a due episodi risalenti al 19 gennaio e al 10 marzo 2014, quando l’imputato ha massacrato di botte la compagna mentre era incinta. Una volta, durante una delle gravidanze, l’avrebbe anche lanciata per le scale.
A gennaio la donna, che nonostante tutto non si è mai costituita parte civile contro l’ex, era incinta di tre mesi. “Mi ha presa per i capelli e cominciato a darmi calci sulla pancia, mentre diceva ‘sputa questo bastardo dalla bocca’”, ha detto al giudice Gaetano Mautone la parte offesa, spiegando che non si faceva scrupoli ad aggredirla davanti ai figli piccoli. Come tante altre volte, è finita al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle.
Quando andava bene, si sarebbe “limitato” a spaccare vetri, mobili, tutto quello che gli capitava a tiro. “Un giorno si è presentato con un bastone pieno di chiodi e ha detto al bambino che aveva quattro anni ‘adesso ammazzo tua madre’. A casa c’erano sempre polizia e carabinieri, chiedevo a mia sorella e a mia madre di venirmi a prendere, ma avevo una dipendenza affettiva e ogni volta pensavo che sarebbe cambiato e tornavo con lui”.
La sera del 10 marzo 2014 un nuovo pestaggio, quando era incinta di cinque mesi. L’uomo, che era stato allontanato, sarebbe piombato in casa entrando dalla finestra. “Sono accorsi mia sorella e il suo compagno, che abitavano nello stesso stabile. Hanno chiamato la polizia e sono venuti a portare via i bambini. Anche loro sono stati aggrediti”. Ancora una volta è stata soccorsa dal 118 ed è finita al pronto soccorso di Belcolle.
“Mia figlia è viva per miracolo, per grazia di Dio, per grazie del Signore”, ha detto in aula la madre sessantenne della vittima, non riuscendo a trattenere le lacrime.
“Aggrediva tutti noi Ha picchiato me e anche mio marito nonostante sapesse che stava facendo la chemioterapia per un tumore. Lei non riusciva a lasciarlo. Una volta l’ha picchiata appena tornata a casa dopo un parto cesareo. E le ha date anche a me, strappandomi il telefono per non farmi chiamare la polizia. Sono dovuta scendere in strada e chiedere aiuto ai passanti”. Tra i testimoni anche le sorelle e il cognato, che hanno confermato. Anche di essere stati aggrediti per averla difesa e avere tentato di allontanarla.
Il processo riprenderà il 28 settembre, quando saranno sentiti anche due poliziotti e si procederà alla sentenza.
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