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Tribunale - Assolto con formula piena dopo cinque anni un 68enne - Il difensore: "E' uno di quei casi in cui il presunto aguzzino è in realtà una vittima"

“Cacciato di casa dalla ex e denunciato per stalking mentre è allettato”

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Viterbo – (sil.co.) – Cacciato di casa dopo una convivenza di 30 anni e denunciato per stalking mentre è allettato a causa della frattura di una vertebra.

Ci sono voluti cinque anni perché si chiudesse il processo a carico di un 68enne residente in un centro della bassa Tuscia. “Un calvario per il mio assistito, che ha avuto contro non solo la ex compagna, ma anche le due figlie nate dalla lunghissima relazione”, commenta il difensore Luca Chiodi dopo l’assoluzione con formula piena da parte del giudice Elisabetta Massini.

Era il 2016. Secondo l’accusa, dopo esser stato mollato dalla ex, il 68enne non si sarebbe rassegnato e oltre a tormentare la donna con sms e telefonate, costringendola a cambiare numero, l’avrebbe anche insultata sulla pubblica via e minacciata di morte con frasi tipo “ti taglio la gola”, “ti stronco le gambe”, “riuscirò a mandarti in manicomio”. 


Luca Chiodi

L’avvocato Luca Chiodi


“E’ uno di quei casi in cui il presunto aguzzino è in realtà una vittima. Ma perché la sua odissea avesse fine c’è voluto dal 2016 a lunedì, quando finalmente ha avuto giustizia”, sottolinea il legale, che ha creduto fin dal principio all’innocenza dell’uomo. 

“La ex ha approfittato di un incidente in cui il compagno ha subito la frattura di una vertebra per cacciarlo di casa, dicendogli che aveva deciso di separarsi e costringendolo a trasferirsi in un appartamento di famiglia libero, adiacente all’abitazione, dove veniva assistito da una badante, essendo rimasto allettato per un periodo”, spiega Chiodi.

“Dopo di che – prosegue il racconto – siccome lui le telefonava in continuazione, ma solo per avere informazioni relative a questioni economiche in comune, tipo affitti, conti, finanziamenti, bollette a suo nome, la donna lo ha denunciato e ha ottenuto dal giudice l’allontanamento”.

“Per riavere i suoi vestiti e i suoi effetti personali, che erano rimasti nella casa dove la coppia aveva convissuto per anni, c’è voluto l’intervento del giudice per le indagini preliminari. Non gli è stata risparmiata nemmeno questa ulteriore umiliazione”, spiega il difensore, sottolineando come, a fronte di tanta spietatezza, la donna e le figlie non si siano costituite parte civile al processo.

“Durante l’istruttoria, se ne sono viste di tutti i colori. Tra i testimoni sono stati sentiti anche l’ex avvocato di famiglia e un commercialista. Le figlie hanno perfino prodotto un filmato girato di nascosto col cellulare, provocando le reazioni del padre con l’intento di provare lo stalking, quando in realtà andavano a trovarlo apposta mentre lui era immobilizzato a letto. Non si sono mai viste delle vittime di stalking che si recano dallo stalker. La verità è che prima gli hanno dato un calcio nel sedere per cacciarlo e poi lo hanno denunciato per troncare ogni rapporto “.

“Dopo un inferno durato cinque anni, il mio augurio è che ora finalmente il mio assistito possa tornare a vivere”, la conclusione del legale. 


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26 maggio, 2021

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