Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Tribunale - Blitz di carabinieri e ispettori del lavoro - La difesa: "Non erano per spiare i lavoratori, ma contro i furti"

Fruttivendolo con sette telecamere “fuorilegge” e tre dipendenti al nero

Condividi la notizia:

Monterosi – (sil.co.) – Sette telecamere senza permesso dal fruttivendolo bengalese. Sette telecamere puntate sui clienti contro i furti e tre connazionali al nero in un piccolo negozio di frutta e verdura gestito da un cittadino del Bangladesh in via Roma a Monterosi. E’ quello che hanno trovato i tre ispettori del lavoro che hanno preso al blitz del 19 luglio 2018 assieme ai carabinieri. Ma non voleva spiare i dipendenti, per cui è stato assolto.


Carabinieri

Carabinieri


“Di sopralluoghi analoghi, negli ultimi tre anni, ne abbiamo fatti 40 in tutta la provincia”, ha spiegato ieri al processo penale contro il titolare dell’attività un ispettore del lavoro, che però del caso ricorda un particolare. “Lo schermo gigante appeso in bella vista sopra la cassa, dove venivano proiettate in presa diretta le immagini girate dalle sette telecamere nei vari angoli del negozio che, però, era veramente piccolo rispetto all’imponenza dell’impianto di videosorveglianza”, ha detto il testimone.

A carico dell’imputato sono stati elevati due verbali, uno relativo al personale dipendente al nero, anche se regolare sul territorio nazionale, e l’altro relativo alla videosorveglianza.

“Il titolare è stato multato e gli è stato prescritto o di disinstallare entro 30 giorni l’impianto,oppure di chiedere l’autorizzazione che sarebbe arrivata in venti giorni pagando due marche da bollo da 16 euro l’una. Ma non ha ottemperato né al pagamento della multa, né a disinstallare, né a inoltrare richiesta”, ha spiegato il funzionario dell’ispettorato del lavoro. 

La pm ha chiesto l’assoluzione per la particolare tenuità del fatto. Il giudice Elisabetta Massini, come chiesto in prima istanza dal difensore Giuseppe Sinatra, ha assolto l’imputato perché il fatto non costituisce reato, motivando contestualmente la sentenza.

L’impianto non stava lì per spiare i lavoratori: “Ma a tutela del patrimonio aziendale”, ha sottolineato il giudice. 

Nella Tuscia un altro caso caso simile,con imputato un cinese, è arrivato di recente fino in cassazione (Telecamere puntate sui lavoratori, sentenza del tribunale annullata con rinvio).


Condividi la notizia:
18 maggio, 2021

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/e-il-nostro-primo-natale-facciamoci-un-in-bocca-al-lupo/