Maria Rosaria Covelli, presidente del tribunale di Viterbo
Viterbo – (sil.co.) – Dalla presidenza del tribunale al ministero della giustizia. Via libera del Consiglio superiore della magistratura al collocamento fuori ruolo, chiesto dalla ministra della giustizia Marta Cartabia, per Maria Rosaria Covelli, presidente del tribunale di Viterbo, che andrà ad assumere il delicato incarico di capo dell’Ispettorato generale del ministero (La ministra Cartabia sceglie Maria Rosaria Covelli).
Magistrato dei record, passerà alla storia come prima presidente donna del tribunale di Viterbo, prima del distretto della corte d’appello di Roma e prima in tutto il Lazio. In città la notizia della sua nomina – col dubbio se dire presidente, presidenta o presidentessa – si è diffusa all’inizio dell’estate di cinque anni fa. La dottoressa Covelli si è poi insediata il 25 ottobre 2016 e da allora quasi un lustro è passato d’un soffio. Ha preso il posto del giudice Maurizio Pacioni, andato nel frattempo in pensione.
A Viterbo è stata anche presidente di giuria popolare durante il processo in corte d’assise in cui un uomo di Tuscania era accusato dell’omicidio del cognato. Processo che si è concluso, lo scorso 23 novembre, con il non luogo a procedere a causa della morte dell’imputato pochi giorni prima della sentenza.
L’insediamento a Viterbo del 25 ottobre 2016
Quando è arrivata nella città dei papi era un momento d’oro per le donne ai posti di potere, l’anno delle “sindachesse”. Magistrato di lungo corso, nata a Roma il 6 novembre 1957, dal 2010 era presidente della sezione civile del tribunale di Roma. Sul fronte privato, è uno dei cinque figli dell’onorevole Alfredo Covelli, fondatore nel 1946 del Partito nazionale monarchico, tra i più giovani deputati dell’Assemblea Costituente, presidente del Msi-Destra nazionale, ispiratore di Democrazia nazionale, in Parlamento per oltre 30 anni e otto legislature e, per alcuni anni, al parlamento europeo.
Santa Rosa 2019 – In Comune con il presidente della corte d’appello di Roma Luciano Panzani e la pm Paola Conte
La sera del tre settembre 2019, ultimo trasporto prima dello stop dovuto all’epidemia di Covid, ha visto la Macchina di Santa Rosa da Palazzo dei Priori con il presidente della corte d’appello di Roma Luciano Panzani e la pm Paola Conte. “Aggrediremo l’arretrato”, promise durante la “cerimonia dell’immissione in possesso” del 25 ottobre di cinque anni fa. Quel giorno nell’aula di corte d’assise del Riello c’era anche il membro laico del Csm, Paola Balducci che, chiamandola affettuosamente “Iaia”, ha sottolineato la scelta all’unanimità e le capacità organizzative.
“Sono pronta a fare squadra, fuori e dentro il palazzo di giustizia”, si impegnò la neopresidente, partecipando pochi giorni dopo all’inaugurazione delle due aule per gli interrogatori protetti delle vittime di reati contro la libertà sessuale e la famiglia, al piano seminterrato, dove sono gli uffici della polizia giudiziaria.
In Provincia con Stefano Brenciaglia Maria Pia Giuffrida e Paola Conti
A proposito di “task force”. Tra le ultime uscite pubbliche, il 30 aprile, quella per l’inaugurazione a Palazzo Gentili, in via Saffi, dello sportello per le vittime di reati. Tra i fiori all’occhiello, in senso letterale, la riqualificazione, in corso, dell’area verde esterna del tribunale col contributo dell’università e dei detenuti del carcere di Mammagialla, alcuni dei quali già impiegati in convenzione come giardinieri. Lo scorso 4 dicembre era al giuramento dei 130 allievi del 22esimo corso Osare alla Scuola sottufficiali esercito. E lo scorso 28 settembre c’era anche lei sulla scalinata esterna del tribunale al minuto di silenzio per Ebru Timtikt, ricordata a un mese dalla morte dagli avvocati viterbesi con l’affissione di un maxi poster.
Il 28 settembre alla manifestazione per l’avvocatessa turca Ebru Timtikt
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY