L’omicidio di Orte riportato da giornali e social in Nigeria
Orte – Omicidio al centro d’accoglienza, parla un testimone oculare della lite tra nigeriani sfociata in delitto la sera del 14 giugno scorso. “Avevano entrambi un coltello in mano”, ha detto parlando della vittima e dell’assassino. Ma di coltello ne è stato rinvenuto anche un terzo, la presunta arma del delitto. Ed è l’unico sporco di sangue, che il teste però non riconosce. Lui quello non lo ha visto.
E’ entrato così nel vivo, ieri, davanti alla corte d’assise presieduta dai giudici Silvia Mattei e Roberto Colonello il processo a Imade Robinson, il 22enne richiedente asilo nigeriano che la sera di domenica 14 giugno 2020 ha ucciso il connazionale Eugene Moses al Carpe Diem di Orte. L’imputato è difeso dall’avvocato Pasquale D’Incecco del foro di Pescara.
Il giovane, che rischia l’ergastolo ed è detenuto da undici mesi nel carcere di Mammagialla, è rimasto anche lui leggermente ferito e sostiene di avere agito per legittima difesa. Secondo il testimone oculare non sarebbe stato lui il primo a impugnare un coltello, bensì la vittima.
L’omicidio di Orte riportato da giornali e social in Nigeria
Del ritrovamento dei tre coltelli ha parlato il comandate dei carabinieri della stazione di Orte, Sandro Lo Giudice.
“L’unico sporco di sangue, liscio con la lama a punta, era in un terreno adiacente la struttura e ce lo ha indicato l’imputato subito dopo il fermo”, ha spiegato.
Il manico di un secondo coltello era sulla scena del crimine e la lama in camera dell’imputato: “Il manico era sotto il cadavere della vittima, trovata in una pozza di sangue nel corridoio tra la sua stanza e quella dell’omicida. Il corpo però era stato mosso dagli operatori del 118, che l’avevano messo supino per applicare gli elettrodi nel tentativo di rianimarlo. La lama invece era nella stanza di Robinson”.
Poi ce n’è un altro, quello che avrebbe sferrato Moses, quando la lite è degenerata. “Il terzo coltello, a serramanico, con la lama seghettata, è stato rinvenuto dietro una pianta sul pianerottolo delle camere”, ha spiegato il maresciallo.
L’impianto di videosorveglianza, pur presente, non era funzionante. Si capisce l’importanza della deposizione dell’unico testimone oculare della lite, un 31enne originario del Mali che attorno alle 20,30 della sera del delitto è salito dal ristorante al piano delle camere per far firmare il foglio delle presenze agli ospiti della struttura, trovando nel corridoio Moses e Robinson che discutevano animatamente in inglese, lingua che lui non parla, riuscendo però a tradurre insulti come “stronzo” e “cretino”.
Al centro della lite, a quanto è dato sapere, una sedia prestata il giorno precedente da Robinson a Moses per la sua festa di compleanno e restituita rotta. La vittima sarebbe stata conosciuta per il suo pessimo carattere. Di indole mite, invece, l’omicida.
L’omicidio di Orte riportato da giornali e social in Nigeria
“A un certo punto li ho visti entrare nelle loro camere e uscire entrambi con un coltello in mano, per primo Moses, che ne aveva uno grande a serramanico, aperto, mentre Robinson ne aveva uno più piccolo”, ha spiegato il 31enne.
“Ho avuto paura, per cui mi sono allontanato telefonando a un uomo di fiducia del titolare che stava di sotto, per farlo salire urgentemente. In quel momento non li vedevo, ma sentivo le urla”, ha proseguito.
Nel giro di una manciata di minuti, se non secondi, la tragedia: “Quando mi sono affacciato di nuovo sul corridoio, ho visto Moses che camminava barcollando verso l’ascensore e poi è stramazzato a terra. Robinson invece non c’era, l’ho rivisto dopo che lo hanno preso”.
Il 31enne ha quindi riconosciuto nelle foto il coltello a serramanico che aveva in mano Moses e la lama del coltello che avrebbe avuto in mano Robinson. Ma non l’unico sporco di sangue, indicato ai carabinieri dallo stesso imputato e rinvenuto fuori della struttura, che sarebbe stato l’arma del delitto. Impossibile dire, quindi, almeno per ora, chi dei due se lo sia procurato, se prima o nel corso della lite, e chi lo abbia impugnato per primo. Se la vittima o l’assassino.
Per chiarire la dinamica dei drammatici istanti che hanno preceduto il delitto, il 12 luglio saranno sentiti anche i soccorritori del 118 che hanno girato il corpo di Moses, sotto il quale è stato rinvenuto il manico del coltello, i carabinieri intervenuti nell’immediatezza e il medico legale che ha esaminato il cadavere della vittima.
Silvana Cortignani
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