Feliz Rodolfo Castillo col difensore Samuele De Santis
Viterbo – (sil.co.) – Gnocchi o occhiali per dire cocaina, nel linguaggio criptico delle intercettazioni. Tra i sequestri effettuati nel corso delle indagini, da segnalare quello record eseguito dalla Polfer di oltre tre etti di cocaina suddivisa in 30 ovuli destinati al mercato viterbese. La droga sarebbe arrivata a Viterbo da Perugia.
Ma il processo “Babele bis” non decolla. Giovedì, quando avrebbero dovuto essere sentiti i primi quattro testimoni dell’accusa, c’è stato un nuovo rinvio a causa dell’incompatibilità del giudice Francesco Rigato succeduto al collega Giacomo Autizi, che però è il magistrato che ha firmato le 32 misure di custodia cautelare della maxi operazione “Babele” del 19 maggio 2014 per fatti dell’anno precedente.
Di nuovo alla sbarra l’ex giocatore di baseball Feliz Rodolfo Castillo, detto Bryan, assistito dallo storico difensore Samuele De Santis. Per lui è il secondo processo nell’ambito della stessa maxi inchiesta antidroga. Nel frattempo l’ex atleta, all’epoca poco più che trentenne, nel 2021 compie 40 anni.
Se ne riparla pertanto il prossimo 24 giugno, giorno in cui sarà comunicato alle parti a quale giudice è stato assegnato il processo. Intanto saranno passati oltre sette anni dal blitz congiunto di carabinieri e guardia di finanza e dovrebbero scattare anche le prime prescrizioni.
Operazione Babele – Uno degli arresti
Si tratta del processo agli 11 imputati rimasti del secondo filone dell’inchiesta della pm Paola Conti contro il dilagare del fenomeno dello spaccio in centro, gestito da dominicani e tunisini che si servivano di “custodi” italiani tra il Sacrario, San Faustino e piazza della Rocca.
Dieci sono originari di Santo Domingo, mentre uno solo dei tre italiani imputati è rimasto nel processo. Un altro ha ottenuto di poter accedere al patteggiamento (rito che prevede lo sconto di un terzo della pena) mentre per un quarantenne di Ischia di Castro il capo d’imputazione è stato dichiarato nullo e rinviato in procura per le eventuali correzioni.
Gli investigatori la chiamarono operazione “Babele”, dalla mescolanza di etnie che ne veniva fuori: dominicani e tunisini, ma anche una decina di italiani, quasi tutti viterbesi doc. L’inchiesta sarebbe per l’appunto partita dall’arresto di una sessantenne del capoluogo, beccata con oltre un etto di cocaina nascosta in un trolley, passata alla storia col nomignolo di “nonna coca”. Sarebbe stata tra gli italiani “compiacenti”, assoldati dai dominicani per poche lire, per custodire la droga in attesa della vendita.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY