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Viterbo - In due a processo per omicidio colposo - Reato prescritto in cassazione - Rigettato dagli ermellini il ricorso agli effetti civili

Ex br Luigi Fallico morto in cella, annullata condanna di uno dei medici di Mammagialla

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Viterbo – (sil.co.) – Ex brigatista morto in cella, annullata senza rinvio dalla cassazione la condanna di uno dei due medici in servizio presso la casa circondariale di Viterbo finiti a processo per omicidio colposo per la morte di Luigi Fallico, stroncato da un infarto il 23 maggio 2011 nella sua cella del carcere di Mammagialla. 

I funerali si svolsero a Roma, nel quartiere di Casalbruciato. Ad attendere il feretro, nella chiesa di San Giovanni Battista in Collatino, c’erano decine di bandiere rosse, di amici e compagni, alcuni dei quali, durante la funzione religiosa, hanno letto messaggi ricordando la vita e le idee politiche di “Gigi”, così come lo chiamavano. 


Il carcere Mammagialla - Nel riquadro: l'ex brigatista Luigi Fallico

Il carcere Mammagialla – Nel riquadro: l’ex brigatista Luigi Fallico


Gli ermellini, accogliendo il ricorso della difesa e annullando senza rinvio la sentenza della corte d’appello di Roma del 26 febbraio 2020 per intervenuta prescrizione, hanno però ritenuto infondati i motivi e rigettato il ricorso agli effetti civili.

L’unico a presentare ricorso in cassazione è stato Agostino Mecarini, condannato in primo grado a 4 mesi il 13 marzo 2019. E’ uno dei due medici che hanno visitato Fallico in carcere il 18 e il 19 maggio, finiti a processo per omicidio colposo in concorso. Il dottor Pier Paolo Marghiriti è stato condannato in primo grado a sei mesi dal giudice Silvia Mattei, che per entrambi ha disposto la sospensione della pena. 

La sentenza della quarta sezione penale della cassazione presieduta dal giudice Patrizia Piccialli è del 27 ottobre 2021. Hanno chiesto che venisse dichiarato inammissibile il ricorso i legali dei familiari della vittima – Carmela, Francesco e Francesca Consolazione Fallico – che si sono costituiti parte civile contro gli imputati. Oltre al difensore Roberto Massatani, ha chiesto invece l’accoglimento e l’annullamento della sentenza la Asl di Viterbo, responsabile civile.

Gli imputati erano stati condannati in solido con la Asl di Viterbo anche al risarcimento del danno sofferto delle parti civili, da liquidarsi in separata sede, nonché al pagamento di una provvisionale di 10mila euro per ognuna delle tre parti civili costituite.

Il 26 febbraio 2020 la corte d’appello di Roma ha confermato la sentenza di primo grado appellata dai due imputati e dal responsabile civile.


 

Fallico sofferente dalla sera prima

La sera del 22 maggio, un compagno di detenzione, passando davanti la cella, ha notato che Fallico era sofferente, ricevendo da lui stesso conferma del malessere, spiegando di pensare di avere la febbre e di aspettare l’infermiere, per poi decidere se rivolgersi al medico. La mattina successiva si accertava il decesso in cella del Fallico, decesso che l’esame autoptico riconduceva a rottura del cuore, conseguente ad infarto del miocardio.


Sintomatologia suggestiva di problematiche cardiocircolatorie”

“Nelle condotte dei sanitari – si legge nelle motivazioni – i giudici di merito hanno ritenuto sussistente profili di omissione colposa (imperita, negligente ed altresì imprudente), eziologicamente correlati al decesso del Fallico, siccome, pur in presenza di una sintomatologia suggestiva di problematiche cardiocircolatorie, gli imputati non hanno avviato Fallico agli esami imposti dei protocolli scientifici per accertare la natura dei disturbi lamentati, in tal modo non formulando tempestivamente una corretta diagnosi, la quale, se effettuata, avrebbe consentito l’adozione di idonei presidi terapeutici, né impedendo che il processo patologico avviato proseguisse sino a determinare il decesso del detenuto”.


Evento ischemico 3-5 giorni prima della morte

 “Quanto alla datazione di tale evento ischemico – si legge nelle motivazioni – la stessa viene indicata dai giudici di merito, che sul punto fanno proprie le valutazioni dei periti, tra i tre e i cinque giorni circa prima del decesso (più verosimilmente, in un tempo vicino ai tre giorni), in ragione proprio delle risultanze dei prelievi istopatologici”.


Sarebbe sopravvissuto se intervento tempestivo

In conclusione: “Non sussistono, a parere della corte territoriale, profili di dubbio in ordine alla circostanza che un intervento tempestivo dei sanitari avrebbe consentito l’adozione di quelle terapie che, avrebbero consentito al Fallico di sopravvivere, ritenendosi quindi pienamente provato il rapporto di causalità tra omissione ed evento”.


La suprema corte di Cassazione

La suprema corte di cassazione


Chi è Luigi Fallico

Fallico, già coinvolto in vecchie inchieste, verso la fine degli anni ottanta, riguardanti la colonna romana delle Brigate Rosse, fu arrestato nuovamente, nel 2009, con l’accusa di essere a capo di una cellula delle Nuove Br e per il presunto coinvolgimento nell’attentato alla caserma della “Folgore” di Livorno nel 2006 nonché per quello mai realizzato al G8 della Maddalena. 

Esponente della prima ora del Movimento comunista rivoluzionario Nucleo Tiburtino, dopo la fuoriuscita degli ex Br Andriana Faranda e Valerio Morucci, Fallico aveva come nome di battaglia, gatto. L’uomo avrebbe avuto rapporti personali e diretti con Nadia Desdemona Lioce, la brigatista già condannata in via definitiva all’ergastolo per gli omicidi di Marco Biagi e Massimo D’Antona.

Nel giugno del 2009, nel laboratorio romano di Luigi Fallico, venne rinvenuto un documento scritto di 30 pagine che, secondo i magistrati che ordinarono agli agenti della Digos di operare la perquisizione, dimostravano il crescente avanzamento di una formazione (le Nuove Br) che si proponeva come erede del disegno eversivo sviluppato dalle Brigate rosse.

Nel volantino, una cosiddetta “scaletta” di risoluzione strategica dell’organizzazione, sembra emergere l’intento di una ripresa della lotta armata facendo cenno, in alcuni passaggi, ad un “ruolo di fase a breve termine” di un “collettivo combattente necessariamente specializzato e ristretto, che si propone però fin da subito l’obiettivo della costruzione del partito comunista combattente, rivolgendosi alle punte più avanzate della classe” anche se “non si tratterà in questa fase di organizzare le masse sul terreno della prima (la cosiddetta “prima posizione” della lotta armata prefigurata dalle Br negli anni ottanta, ndr) ma di dare indicazione strategica”.

La scaletta farebbe anche riferimento ad altri documenti (come ad esempio gli “appunti per una discussione, cartella 27” e il “terzo contributo al dibattito interno, cartella 12”) che, sempre secondo gli inquirenti, sarebbero la testimonianza di una continuità e di un legame mai interrotto tra le nuove e le vecchie generazioni di terroristi.


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20 novembre, 2021

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