Viterbo -(sil.co.) – Prova a baciare la barista dopo averla seguita nel retrobottega del locale, condannato a 9 mesi di reclusione e a un risarcimento di duemila euro per tentata violenza sessuale. L’accusa aveva chiesto una condanna a un anno e otto mesi di reclusione per violenza sessuale seppure di minore gravità e anche per lesioni.
Viterbo – Il tribunale
Imputato un uomo residente in un centro dei Cimini per il quale il difensore Giuseppe Puri, già in sede di ammissione prove, aveva chiesto la perizia psichiatrica.
Ieri, prima della discussione, il legale ci ha riprovato, stavolta depositando una denuncia appena presentata ai carabinieri dal padre. Il genitore, la notte precedente, sarebbe stato aggredito assieme alla madre dal figlio in uno dei suoi attacchi di violenza, dietro cui si celerebbero problemi di alcol e droga, aggravati da problemi di natura psichiatrica.
“Non esiste una documentazione sanitaria, perché il mio assistito si sottrae a ogni trattamento. Ma è socialmente pericoloso e forse affetto da disturbi psichiatrici, in ragione delle sue condotte. Ora è ricoverato in ospedale, serve una misura di sicurezza”, ha detto l’avvocato Puri, spiegando come secondo lui non sia imputabile.
I fatti del processo risalgono però al 2018, un periodo antecedente l’aggressione dei genitori risalente all’altra sera, per cui il collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco ha rigettato la richiesta di perizia psichiatrica.
L’imputato avrebbe aggredito la barista all’interno del locale verso le 22,30, mentre la vittima, che si è costituita parte civile con l’avvocato Mario Matteucci, si stava accingendo alla chiusura ed era rimasta sola.
“L’imputato le ha fatto della avances – ha ricordato il pubblico ministero Paola Conti , chiedendo la condanna – poi l’ha seguita nel retrobottega, l’ha afferrata per un braccio, provocandole lesioni refertate al pronto soccorso, quindi ha provato a baciarla. La giovane è rimasta traumatizzata, ha avuto bisogno di un sostegno psicologico e non è stata più in grado di proseguire il suo lavoro”.
La difesa ha chiesto in prima istanza l’assoluzione: “Si è trattato solo di un tentato bacio di cui non c’è prova e il mio assistito era in stato di evidente alterazione”. Il collegio ha condannato l’imputato a nove mesi di reclusione e duemila euro di risarcimento a favore della vittima.
L’avvocato Giuseppe Puri
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