Viterbo – (sil.co.) – Convinto che la moglie gli facesse le corna col fidanzato della figlia, l’avrebbe violentata. Ossessionato dalla gelosia, per controllare ogni suo spostamento, l’avrebbe anche obbligata ad attivare la geolocalizzazione del cellulare. Protagonista un uomo venuto in Italia da oltreoceano, per l’esattezza dal Brasile, per un vecchio amore di gioventù ritrovato su Facebook.
A distanza di due anni dalla denuncia della ex, che ha chiesto una provvisionale di 15mila euro, ieri è stato assolto dal collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini perché il fatto non sussiste, dopo che la pm Chiara Capezzuto aveva chiesto una condanna a 4 anni e quattro mesi di reclusione.
Un’accusa pesantissima quella rivolta a un 48enne d’origine brasiliana dalla moglie italiana, sposata nel 2019 dopo che la coppia si era ritrovata su Facebook a distanza di oltre venti anni dal primo incontro, avvenuto nel paese di lui nel 1994, quando c’era stata una breve relazione tra l’uomo, all’epoca ancora minorenne, e la donna, che aveva 26 anni, nove in più del futurissimo marito.
Croci sui muri e selfie dal cimitero
Un mese dopo le nozze, il matrimonio è naufragato, con la richiesta di separazione da parte della presunta vittima seguito dall’allontanamento dell’uomo in seguito alla denuncia per violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia.
Su una parete di casa avrebbe inciso una croce con un cacciavite e avrebbe anche postato su Facebook un suo selfie al cimitero davanti alla tomba della suocera defunta.
Difeso dall’avvocato Luigi Mancini, ieri il 48enne ha fornito la sua versione in aula, spiegando in un mix di italiano e portoghese di essere venuto in Italia per amore, piangendo più volte e raccontando di avere saputo solo due mesi fa che la ex ha concretizzato la separazione.
Il rapporto tra i due si è definitivamente chiuso il 7 aprile 2020 quando l’imputato, nonostante il lockdown totale per l’emergenza Coronavirus, l’avrebbe seguita a casa della sorella, dove si era rifugiata, nonché sul posto di lavoro.
“Da quando mi ha cacciato, vivo in un camper”
“Quando sono stato allontanato – ha raccontato, spiegando di avere lavorato prima come badante e poi come giardiniere – sono stato per 18 giorni ospite della Caritas e poi mi sono trasferito in un camper, dove vivo tuttora”.
Ha negato di avere costretto la ex a scaricare sul telefonino una app per la geolocalizzazione: “E’ stata lei, quando io ero ancora in Brasile, a volerlo fare, così potevo seguirla nei suoi spostamenti e imparare a conoscere l’Italia e i luoghi dove saremmo vissuti insieme. I miei familiari mi sconsigliavano, ma io ne ero innamorato alla follia Avevo sperato per anni di ritrovarla”.
L’avvocato Luigi Mancini
“Trapiantato dal Brasile, sedotto e abbandonato due volte”
Durissimo il difensore Luigi Mancini nei confronti della presunta vittima: “E’ una manipolatrice”.
“Lo ha fatto venire in Italia, sradicandolo dal suo paese e dai suoi affetti, per liberarsi dell’ex compagno che, essendo usufruttuario, insisteva a vivere nella sua abitazione. Glielo ha presentato come amico quando era il suo amante, obbligando l’imputato a una imbarazzante e umiliante convivenza a tre, per poi usarlo come testimone quando si è liberata dell’ex denunciandolo per stalking. Un mese dopo lo ha sposato e dopo ha denunciato pure lui, perché si era pentita e voleva cacciarlo”, ha detto il legale.
“Sarà stato petulante, stressante, ma concediamo almeno le rimostranze a uno che per lei ha abbandonato tutto e tutti ed è venuto in Italia, trapiantato e sradicato dal Brasile, col sogno di un grande amore che invece tale non era. E’ stato sedotto due volte, a 17 anni e poi a 45 anni. Sedotto e abbandonato nel peggiore dei modi”, ha fatto notare Mancini.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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