Viterbo – Mobilitazione nazionale per Lorenzo Parelli. Venerdì 28 gennaio alle ore 16, la Rete scende in piazza della Rocca a Viterbo in città “per denunciare – spiega un comunicato dell’organizzazione – la morte di uno studente”.
Lorenzo Parelli era un giovane del quarto anno del Centro di formazione professionale Bearzi a Udine ed è morto a 18 anni in un’azienda per l’alternanza scuola-lavoro. Il tragico incinte, il 21 gennaio, quando Lorenzo è stato schiacciato da una sbarra di acciaio di 150 chili che si è staccata da grosso macchinario usato per assemblare un’impalcatura di 15 metri. Sul fatto sta indagando la magistratura.
Viterbo – Una manifestazione degli studenti della Rete
“‘E’ uscito per andare a scuola e non è più tornato’. Venerdì scorso Lorenzo Parelli, studente di 18 anni in un istituto di Udine, è morto mentre svolgeva una giornata di alternanza scuola-lavoro. La notizia è subito diventata protagonista di giornali e tg – ha commentato la segretaria generale della Rete degli studenti medi di Viterbo, Bianca Piergentili – in molti si sono detti dispiaciuti e solidali per l’accaduto, ma non altrettanti si sono espressi sulla causa di questa morte”.
Viterbo – Bianca Piergentili della Rete degli studenti medi
“Quello della sicurezza sul lavoro, è un problema per niente nuovo, nel 2021 infatti sono morti lavorando in media tre lavoratori al giorno. Problema che oltre alla cura e ai controlli del posto di lavoro riguarda l’età dei lavoratori. Nel 2021 l’età dei morti sul lavoro è variata dai 14 agli 88 anni, e circa il 20% dei caduti aveva più di sessant’anni. Per i giovani, talvolta inconsapevoli dei propri diritti, la situazione non migliora”.
Viterbo – La manifestazione della Rete degli studenti medi
“In tutto questo – prosegue poi una nota della Rete – l’alternanza scuola-lavoro, che dovrebbe essere lo strumento che permette agli studenti e le studentesse di avere un primo approccio con il mondo del lavoro, spesso si limita a inserire giovani nelle aziende per qualche settimana. Come sindacato studentesco, pretendiamo che gli studenti vengano educati a un lavoro dignitoso, sicuro, che rispetti i diritti di chi lo esercita e in cui il lavoratore possa essere ascoltato. Vogliamo che la scuola insegni agli studenti che morire di lavoro non è lavoro”.
“Non vogliamo questa idea di lavoro – conclude infine Bianca Piergentili – e non vogliamo una scuola che educhi a questa idea di lavoro. Vogliamo una scuola che insegni agli studenti che un lavoro non è un lavoro se non rispetta i lavoratori”.
Daniele Camilli
– Ragazzo morto in azienda ad Udine, venerdì si mobilitano anche gli studenti di Viterbo
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