Operazione della polizia a Viterbo – foto d’archivio
Viterbo – (sil.co.) – Nasconde la droga sotto un pino nel piazzale di un supermercato e il bilancino di precisione nell’imbottitura di una poltrona. Ma quando va a prenderla e se la infila nella tasca dei pantaloni non sa di essere sotto gli occhi dei poliziotti della squadra narcotici della questura che gli trova addosso quattro involucri di cellophane contenenti cocaina.
E’ così che è finito a processo per spaccio davanti al giudice Elisabetta Massini un nordafricano, arrestato l’anno scorso a Viterbo dagli uomini del nucleo specializzato della squadra mobile che stavano alle costole del presunto pusher, avendo seri sospetti, in base a una soffiata, che si trattasse di uno spacciatore.
Una volta giunti nell’abitazione dell’imputato, sospettato di detenere ai fini di spaccio la sostanza stupefacente, nella sua stanza, trovata chiusa a chiave, la polizia, durante la perquisizione, ha rinvenuto un bilancino che l’extracomunitario aveva occultato nell’imbottitura della poltrona della camera da letto nonché la somma di oltre 300 euro in contanti ritenuta provento dell’attività di spaccio.
“Tentò di giustificarsi dicendo di lavorare in un negozio di sua proprietà, senza sapercelo indicare, ma a noi non risulta avesse un lavoro”, ha detto in aula uno dei poliziotti che hanno condotto l’operazione.
La sentenza è prevista il prossimo 30 giugno.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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