Viterbo – “No alla seconda prova, no ad un esame di maturità classico. Perché se è vero che il Covid sta passando, non si cancellano come per magia due anni di didattica a distanza”. È unanime il grido degli studenti di Viterbo scesi in piazza questa mattina per manifestare contro la decisione del ministero dell’Istruzione di ripristinare, per il prossimo giugno, i due scritti all’esame di stato. Quindi prima e seconda prova e un colloquio orale di fronte alla commissione della durata di una quarantina di minuti. Una decisione arrivata lo scorso 31 gennaio, con l’annuncio del ministro Patrizio Bianchi.
Viterbo – Studenti in piazza
Gli studenti si sono dati appuntamento questa mattina a piazza della Rocca alle 10. Come loro, anche nelle piazze di tutta Italia. Tutti uniti da un unico obiettivo. “Non permettere che chi stia ai piani alti, si prenda gioco di noi”, esordisce Bianca Piergentili, della Rete degli studenti medi. “Il problema che noi oggi portiamo in piazza non è un capriccio, ma esiste davvero. Non siamo studenti che non vogliono studiare. Ma quello che ci viene proposto è un esame assurdo – prosegue Piergentili -, un esame che non siamo pronti ad affrontare, per cui non siamo stati preparati. È un esame normale, mentre noi da due anni a questa parte non sappiamo cosa significhi la normalità. Abbiamo alternato periodi di didattica in presenza a periodo di didattica a distanza. Disastrosa. Per noi è stato impossibile seguire le lezioni”.
Bianca Piergentili – Rete degli studenti medi
Le nuove modalità di svolgimento dell’esame di stato, annunciate lunedì scorso dal ministro Bianchi, ripristinano il colloquio orale e i due scritti. Una prima prova uguale a livello nazionale e una seconda che rappresenta la specialità di indirizzo. Un esame “sospeso” lo scorso anno per via dell’emergenza Covid che gli studenti avevano dovuto affrontare.
“E noi invece cosa abbiamo vissuto?” incalzano gli studenti dalla piazza. A prendere parola è uno studente dell’Itis Da Vinci, Mirko Giuggiolini. “Il ritorno alla normalità ce li auspichiamo, ma ancora non c’è. E anche se la situazione pandemica sta migliorando, se sparisce il Covid, non ricompaiono per magia anche due anni di formazione e di normalità tra i banchi di scuola”.
Mirko Giuggiolini
“Abbiamo trascorso due anni e mezzo in presenza. Poi è arrivata la pandemia e per metà anno scolastico non abbiamo fatto nulla. Successivamente abbiamo ripreso con una continua alternanza tra didattica in presenza e dad. Gli studenti del 2020 hanno sostenuto un esame con un colloquio, dopo quattro mesi di didattica a distanza. Noi viviamo questa situazione da due anni? Perché dobbiamo essere gli unici a non vedersi riconoscere i disagi dovuti alla pandemia?” prosegue.
A manifestare in piazza però non solo futuri maturandi. Anche ragazzi di anni scolastici precedenti, che però sono al fianco di tutti gli studenti. Come Sofia Bianchini, studentessa del liceo Buratti. “Non faccio il quinto ma per me significa tanto essere qui. Lottare per tutti. Insieme abbiamo il diritto e il dovere di ripensare un esame di stato che sia alla nostra portata. Usiamo questa occasione per farlo. Voglio che nessuno si rassegni e che ognuno scenda in piazza per il cambiamento che vogliamo”.
Sofia Bianchini
“Mi sento presa in giro da un sistema che non investe in noi – conclude Bianca Piergentili -, un sistema che continua ad alimentare la retorica in cui sembriamo noi giovani gli svogliati. Stiamo vivendo una situazione straordinaria, consapevoli di quanto sta accadendo, molto di più di chi sta al ministero. Non c’è normalità.
E lo non sanno che significa. Perché non hanno vissuto incertezza e cambiamenti costanti: per questo non possono capire come ci sentiamo, o meglio come non ci sentiamo. Cioè pronti e capiti. Chiediamo esame che valuti prestazione dei cinque anni, via la seconda prova. Abbiamo vissuto più difficoltà di chiunque altro, abbiamo diritto di essere trattati di conseguenza”
Barbara Bianchi
Viterbo – Studenti in piazza
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