Civita Castellana – Sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, nel vivo il processo a una lucciola che aveva appena 25 anni quando, nel 2015, avrebbe battuto lei stessa la strada, nonché coordinato l’attività di meretricio di due connazionali all’epoca ventenni, che figurano come parti offese, su una piazzola all’altezza della cava sulla Flaminia, località Frangellini, nel territorio di Civita Castellana.
La prostituta avrebbe preteso dalle colleghe più giovani, secondo l’accusa reclutate in patria e avviate al meretricio non appena sbarcate in Italia, la metà del loro “incasso” giornaliero. Il 50%, in cambio di una piazzola “sicura” e di un “alloggio” nella capitale, da dove venivano tutti i giorni a “lavorare” nel Viterbese coi mezzi pubblici. La banda, secondo le indagini, operava con analoghe modalità anche ad Arezzo.
L’imputata, oggi 32enne, è difesa dall’avvocato Alberto Parroccini. Pm la dottoressa Eliana Dolce, che nell’udienza di ieri ha sentito tre carabinieri del Norm della compagnia di Civita Castellana, che tra il 2014 e il 2015 hanno indagato sul fenomeno della prostituzione gestita da bande di sfruttatori di nazionalità romena in seguito a una denuncia per minacce e lesioni da parte di una lucciola che esercitava a Orte, sulla Gallesana.
Carabinieri – Operazione contro la prostituzione
Dalle botte a una prostituta, tre distinti processi
Fu grazie alla denuncia della prostituta romena aggredita sulla Gallesana che le indagini, coordinate per la procura dal pm Massimiliano Siddi, si ampliarono alla Flaminia, sfociando in tre diversi filoni e in tre distinti procedimenti intrecciati tra loro. La donna si disse vittima di una banda di sfruttatori suoi connazionali, in guerra con un clan romeno rivale.
Tre presunti complici dell’attuale imputata, rinviata a giudizio il 30 settembre 2020 dal gup Savina Poli, sono stati giudicati con riti alternativi in sede di udienza preliminare.
Sono tuttora in corso, invece, il processo a cinque imputati romeni scaturito dalla presunta guerra tra bande di sfruttatori per il controllo delle piazzole a Orte e quello a quattro romeni e un italiano per lo sfruttamento della prostituzione sulla Flaminia, del quale l’attuale processo è una costola, il secondo filone.
Orte: Guerra tra bande per il controllo delle piazzole, si cercano le lucciole – Prostituzione, guerra tra bande per il controllo delle piazzole
Caricate su Fiat Punto bianca e Bmw blu con targa romena
Tornando all’udienza di ieri – la prossima sarà il 12 aprile – una volta identificate le tre prostitute di nazionalità romena che battevano abitualmente sulla Flaminia, si è proceduto con le intercettazione telefoniche e ambientali.
Le lucciole sarebbero state accompagnate dalla fermata del bus da Roma al posto di lavoro a bordo di una Fiat Punto bianca e viceversa.
“Una volta – ha detto uno dei militari – le abbiamo seguite fino al capolinea di Saxa Rubra, per vedere dove andavano, ma le ragazze, scese dal pullman, sono salite di corsa a bordo di una Bmw blu con targa romena che si è subito volatilizzata”.
L’avvocato Alberto Parroccini
Private del cellulare per evitare la fuga
Le indagini hanno permesso di accertare che gli sfruttatori uomini avevano vietato l’uso del cellulare a una delle prostitute ventenni, la quale avrebbe usato di nascosto il telefono intercettato dell’imputata per contattare la sorella.
“Con la sorella parlava di sfruttamento, del fatto che era costretta a prostituirsi per un debito di 85 euro e che progettava di scappare, facendosi aiutare dal fidanzato, mentre l’imputata era in Romania, per non crearle problemi, visto che era lei che doveva controllarle”.
Telefonata “arrabbiata” dall’Austria
“Quando l’imputata ha saputo che, per scappare, la parte offesa si sarebbe fatta venire a prendere sulla Flaminia, assieme all’altra prostituta non si è presentata sulla piazzola, con la scusa di un malore, rendendo tutto più semplice”, hanno spiegato i testimoni.
“La lucciola si è effettivamente data alla fuga, ma a quel punto l’imputata ha ricevuto una telefonata dall’Austria, da parte di una voce maschile molto arrabbiata, che in lingua romena le chiedeva spiegazioni sul perché avesse lasciato ‘al lavoro’ da sola la fuggitiva”.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

