Violenza di genere – Foto di repertorio
Viterbo – (sil.co.) – Pubblica su WhatsApp una fotografia della “sorellastra” minorenne nuda con le parti intime coperte da stelline e la invia “senza veli” alla matrigna, finisce a processo per diffusione di materiale pedopornografico.
Imputato davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini un trentenne, residente in un centro della provincia di Viterbo, difeso dall’avvocato Paolo Grazini.
Nell’udienza di ieri, in cui hanno testimoniato i genitori, è stato chiarito il movente. Il trentenne sarebbe stato innamorato, ricambiato, della sorellastra minorenne. Una relazione clandestina osteggiata dai rispettivi genitori, sposati in seconde nozze, finita in una denuncia e nell’allontanamento dell’imputato quando sono stati scoperti.
Si tratterebbe di un caso di “revenge porn”. Qualche mese dopo che la storia tra il maggiorenne e la minorenne si è bruscamente interrotta, il fratellastro avrebbe deciso di diffondere la foto, per vendicarsi di essere stato denunciato dalla matrigna, lasciato dalla sorellastra, colpito da divieto di avvicinamento e poi finito agli arresti domiciliari per averlo violato.
Durante la relazione, avrebbe “collezionato” ben 138 foto della vittima senza veli, un centinaio dove si vede anche il volto. La difesa ha sottolineato come non si capisca se siano state scattate da qualcuno oppure siano dei selfie, dal momento che non compare nessun altro oltre alla minorenne, posizionata davanti a uno specchio.
La presidente del collegio, giudice Elisabetta Massini
La vicenda si è consumata tra l’estate del 2018 e la primavera del 2019. Ad agosto di quattro anni fa, i genitori, sposati in seconde nozze, hanno scoperto la relazione tra i rispettivi figli.
A fine novembre, secondo quanto emerso dall’esame del pc, di tre pen drive, di una micro Sd e del cellulare del trentenne da parte della polizia postale di Roma – ieri è stato sentito un investigatore dell’apposito nucleo – l’imputato avrebbe caricato sui vari dispostitivi in suo possesso un “archivio” di complessive 138 fotografie della sorellastra nuda (138 salvate sul pc, 136 su una pen drive, 7 rinvenute sulla scheda Sd e altre 7 memorizzate invece sul telefono).
Il 7 dicembre è finito agli arresti domiciliari per avere importunato la sorellastra fuori scuola nonostante l’allontanamento. A mezzanotte della sera tra ll’11 e il 12 aprile 2019 ha diffuso la foto tramite WhatsApp, inviandola anche alla madre della 15enne, per cui nei suoi confronti sono scattati una ulteriore denuncia da parte della matrigna e un ulteriore procedimento, sfociato nell’attuale processo, in cui deve rispondere di diffusione di materiale pedopornografico.
Si torna in aula a maggio, quando è prevista che la sentenza. Ma a carico del trentenne c’è per l’appunto anche un altro procedimento, scaturito dalla scoperta della relazione con la minorenne.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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