Viterbo – (sil.co.) – Calciatore viola l’obbligo di dimora per giocare in trasferta con la sua squadra. Sua in senso letterale, nel senso che all’epoca dei fatti il club del Montespaccato, fondato nel 1968, apparteneva alla sua famiglia.
A processo davanti al tribunale di Viterbo per violazione della misura cautelare è finito il capitano Tiziano Gambacurta, oggi 44enne, che nel 2016 sarebbe stato sorpreso tre volte sui campi da calcio della Tuscia. A San Lorenzo Nuovo in primavera e poi a Vignanello e Ronciglione in autunno, alla ripresa del campionato.
Carabinieri
Domenica 13 novembre 2016, l’allora 38enne Gambacurta fu anche arrestato. A Canale Monterano, dove la gara di Promozione tra il club capitolino (secondo in classifica) e la squadra locale si era appena chiusa in parità con il punteggio di 1-1. Al termine del match i carabinieri della compagnia di Bracciano lo hanno atteso negli spogliatoi, arrestandolo e portandolo direttamente dal campo sportivo al carcere di Civitavecchia.
Una passione, quella per pallone e scarpini, che tra Natale e Capodanno di sei anni fa, gli sarebbe costata un aggravamento della misura della sorveglianza speciale con l’obbligo di dimora nel comune di Roma, disposta il 23 marzo 2015, come è emerso nel corso dell’ultima udienza del processo. Aggravamento notificato all’imputato il 30 dicembre 2016 e consistito nell’obbligo di presentazione ai carabinieri della borgata romana di Montespaccato tre volte alla settimana, allo scopo di scoraggiarne le trasferte con la squadra.
L’accusa non ha trovato però “conforto” nella testimonianza di un ex mister della Polisportiva Monti Cimini. Sentito ieri in aula, l’ex direttore tecnico della compagine viterbese ha detto di non avere mai sentito nominare prima l’imputato e di non avere idea di chi fosse.
Lo stesso pubblico ministero, non avendo il processo chiarito i fatti, ha chiesto l’assoluzione di Tiziano Gambacurta.
L’ex capitano del Montespaccato, difeso dal noto penalista romano Cesare Placanica, ieri sostituito in udienza dal collega Corrado Cocchi del foro di Viterbo, è stato assolto dal giudice Francesco Rigato.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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