Il tribunale di Grosseto
Acquapendente – “Quando me la dai?”, sarebbe una delle frasi esplicite con cui sarebbe stato solito approcciare le sue vittime nei corridoi della ditta.
Protagonista un dirigente d’azienda di Acquapendente, difeso dall’avvocato Roberto Cerboni, finito davanti al gup del tribunale di Grosseto con le pesanti accuse di violenza sessuale, lesioni e molestie ai danni di quattro dipendenti. A chiedere il rinvio a giudizio dell’indagato è stata la pm Valeria Lazzarini.
Ieri, in sede di udienza preliminare, il cinquantenne originario dell’Alta Tuscia ha chiesto di essere giudicato col rito abbreviato che, in caso di condanna, prevede lo sconto di un terzo della pena. Sarò processato il prossimo 14 luglio davanti al giudice Marco Mezzaluna.
Presunte vittime quattro addette alla vendita della ditta di cui l’imputato era all’epoca il superiore, parti ciivli con l’avvocato Francesca Carnicelli.
Le molestie, sfociate in alcuni casi in veri e propri approcci di carattere sessuale, sarebbero avvenute nel periodo immediatamente antecedente la pandemia di Covid. L’episodio che ha fatto traboccare il vaso risalirebbe al 31 gennaio 2020.
Francesca Carnicelli
“Le accuse – ricorda l’avvocato di parte civile Carnicelli- vanno dalle frasi sessiste alla richiesta esplicita di rapporti sessuali”.
Una delle dipendenti si sarebbe trovata le mani dell’uomo dappertutto in ascensore. L’imputato, inoltre, in un’occasione avrebbe cercato di baciarla sulla bocca, facendola cadere a terra mentre lei cercava di respingerlo e lui di trattenerla.
Un’altra delle parti offese sarebbe stata costretta a rifugiarsi in bagno per sfuggire alle molestie. E una si sarebbe invece addirittura vista sferrare un calcio, refertato con una prognosi di 15 giorni, durante l’ennesimo tentativo di abbordaggio.
Silvana Cortiganni
– “Quando me la dai?”, dirigente accusato di violenza sessuale dalle dipendenti
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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