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Tribunale - Drammatica testimonianza di una vittima di violenza domestica al processo contro l'ex marito

“Presa per il collo, minacciata col coltello. Ha provato anche a uccidermi col veleno…”

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Viterbo – (sil.co.) – “Mio marito mi ha presa per il collo, minacciata col coltello e provato a uccidermi col veleno”. E’ la drammatica testimonianza di una 38enne d’origine romena, madre di tre figli, presunta vittima di maltrattamenti in famiglia, sentita ieri davanti al giudice Roberto Colonnello durante la prima udienza del processo all’ex compagno dal quale, dopo due denunce, è riuscita a separarsi nel 2019.

La donna, che per avere la separazione ha rimesso la querela, ha detto di averlo fatto su consiglio del suo legale. “Siccome mio marito non voleva firmare la separazione, in cambio ho ritirato la denuncia”, ha spiegato, dicendosi consapevole che il processo sarebbe comunque andato avanti lo stesso.

La coppia si è sposata nel 2008. “Lui era venuto in Italia quattro anni prima, subito dopo la nascita della nostra prima figlia. Io l’ho raggiunto con la bambina, pi sono venuti gli altri due. Ma non non stato né un marito, né un padre presente. Era sempre fuori per lavoro e quando gli ho detto di trovare un’occupazione che lo facesse stare di più a casa, si è rifiutato”, ha proseguito.


Aggressione - Foto di repertorio

Aggredita anche davanti ai figli dall’ex marito – foto di repertorio


La donna non avrebbe potuto lavorare: “Perché dovevo badare ai figli, ma lui ci lesinava il denaro. Mi aiutava mia madre, che faceva la badante. Inoltre, abitando in campagna, io mi sono messa a coltivare un orto e allevare galline. Nel 2018 non ce l’ho fatta più e ho chiesto la separazione. Ma a quel punto lui si è incattivito ancora di più ed è diventato violento”.

“Una notte, verso le tre, siamo rientrati da una cena da amici. Lui era completamente ubriaco. Mi ha seguita, mentre con una figlia ero andata a chiudere il gallinaio, e ha provato a strozzarmi. Ho fatto scappare la ragazzina verso casa e sono riuscita a divincolarmi, poi l’ho denunciato, è stata la prima volta”, ha detto la 38enne.

Nel corso della testimonianza è emerso che l’imputato, nel frattempo, è stato colpito da un divieto di avvicinamento disposto dal tribunale per i minori di Roma, in attesa della decisione sulla richiesta di sospensione della potestà genitoriale. 

La seconda denuncia è scattata quando la 38enne è stata minacciata di morte: “Andavamo ad ammazzare le galline e lui aveva un coltello in mano, me lo ha rivolto contro e ha detto ‘se adesso io ti ammazzo, non ci vede nessuno’. Aveva saputo della prima denuncia”.

“Ha provato ad avvelenarmi, ogni volta che lui mi dava qualcosa, un bicchiere d’acqua o un caffè, poi stavo male. Il dottore, nel dubbio, mi ha detto che non dovevo più prendere nulla da lui”, ha concluso. 

Ne è uscita grazie all’escamotage della remissione di querela in cambio della firma sulle carte della separazione: “E’ servito a fargli versare almeno il mantenimento per i figli”.

Il processo riprenderò il 20 dicembre.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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2 marzo, 2022

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