Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Egregio direttore,
desidero raccontare una storia, forse minore, ma senz’altro utile per far comprendere a quale livello sia scesa la qualità dell’amministrazione della cosa pubblica, il rispetto e la tutela dei cittadini da parte degli occupanti palazzo dei Priori.
Mi auguro che questa narrazione sia utile non solo a tutti i viterbesi chiamati tra poco a scegliere la nuova amministrazione comunale, orientandosi nella già folta selva di candidati e liste, ma anche agli stessi competitori che necessitano, a mio modesto avviso, di un salutare bagno nella realtà vera quella che dovranno a gestire e che è lontana dalle fumisterie in politichese, dal discutibile scimmiottare le contrapposizioni politiche e gli schemi dialettici che contraddistinguono la politica nazionale e che peraltro non costituiscono, per lo più, fulgidi esempi da seguire.
Dunque, la storia è quella di una signora viterbese in buona salute anche se prossima agli ottant’anni, che chiameremo Rosa.
La signora Rosa un brutto giorno di febbraio del 2017 mentre camminava in una via centralissima di Viterbo, via Matteotti, ebbe la sfortuna di mettere il piede su una lastra della pavimentazione stradale all’apparenza ben salda ed allineata, ma in realtà una vera e propria trappola che sotto il peso della malcapitata, si ribaltò di colpo facendola rovinare a terra; trasportata all’ospedale le furono riscontrate le fratture di un braccio e del bacino, oltre ad un trauma cranico importante ed altre numerose e dolorose escoriazioni.
Una brutta disavventura che non è dipesa dalla malasorte, ma da precise responsabilità della amministrazione comunale; è infatti quasi inutile stigmatizzare l’incuria che contraddistingue la manutenzione delle strade cittadine anche le più frequentate quale quella percorsa dalla sig.ra Rosa.
Ancora più intollerabile, però, è il comportamento tenuto dalla amministrazione comunale dopo il sinistro, quale emerge dalla elencazione dei seguenti fatti:
Il Comune di Viterbo, almeno all’epoca dei fatti non aveva alcuna la polizza assicurativa per la responsabilità civile che potesse fare fronte alle giuste richieste risarcitorie della sig.ra Rosa.
La sig.ra Rosa era così costretta a convenire in mediazione (la preliminare fase conciliativa obbligatoria prevista dalla normativa) il comune di Viterbo il quale però non avanzava alcuna proposta transattiva nonostante la disponibilità mostrata in tal senso dalla infortunata; anzi, il funzionario delegato dall’amministrazione per la seduta di mediazione dichiarò esplicitamente che una proposta transattiva sarebbe stata formulata solo in sede giudiziaria, secondo una ben precisa scelta della amministrazione.
La sig.ra Rosa fu perciò costretta ad adire il giudice civile.
Nel conseguente giudizio il comune non avanzò, come pure dichiarato, alcuna proposta transattiva; assunse anzi una linea difensiva, al limite dell’offensivo nei confronti della sig.ra Rosa alla quale si imputava, non troppo velatamente, poca attenzione, ma soprattutto di essere troppo anziana per passeggiare da sola, arrivando persino ad insinuare dubbi sulla veridicità del racconto dell’incidente benché cinque passanti avessero reso testimonianze inequivocabili.
Ovviamente il tribunale di Viterbo, con sentenza pubblicata nei primi giorni del corrente anno, ha accolto pienamente le richieste della sig.ra Rosa, nelle more purtroppo deceduta, condannando il Comune a risarcire i danni agli eredi, liquidati in oltre 30mila euro, oltre al rimborso delle spese di causa per ulteriori 5.000,00 euro.
Ad oggi l’amministrazione comunale nulla ha versato agli aventi diritto nonostante la sentenza sia ormai passata in giudicato e quindi definitivamente esecutiva; questa ennesima negligenza costringerà gli aventi diritto ad anticipare ulteriore denaro per soddisfare finalmente il loro credito.
Ritengo che questa storia che posso documentare compiutamente, sia in grado di offrire spunti di riflessione sia agli elettori sia a coloro che si candidano a governare Viterbo, ci si augura nell’esclusivo interesse dei suoi cittadini e bandendo ogni atteggiamento sciatto ed arrogante che incrina l’imprescindibile rapporto fiduciario tra governati e governanti.
Stefano M. Falcioni
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