Arlena di Castro – Colf addormenta col sonnifero nel caffè il datore di lavoro settantenne per fare razzia di gioielli.
La domestica, assistita dall’avvocato Luca Colantonio, è stata condannata in primo grado dal gup del tribunale di Viterbo a un anno e otto mesi per rapina aggravata, con lo sconto di un terzo del rito abbreviato scelto dalla difesa. Il giudice ha inoltre disposto una provvisionale di 5mila euro alla vittima che si è costituita parte civile con l’avvocato Luigi Mancini.
Parte offesa un settantenne residente in un piccolo borgo dell’Alta Tuscia. Il poveretto, che si sarebbe fidato ciecamente della donna, avrebbe realizzato cosa era successo solo quando è finito in ospedale dopo l’allarme lanciato dai familiari, che lo avrebbero trovato in uno stato “catatonico” sospetto.
Carabinieri e 118 – foto di repertorio
Imputata una collaboratrice domestica di nazionalità italiana, una 52enne di Canino, che nel 2018 avrebbe “narcotizzato” almeno un paio di volte la vittima, residente in un centro vicino. Per la precisione il 16 maggio e il 6 giugno di quattro anni fa.
In particolare, la donna si sarebbe impossessata, a più riprese, di un bracciale d’oro a maglia stretta largo 2 centimetri, di un orologio con cassa e cinturino d’oro, di un paio di orecchini circolari con pietre rosse, di una catenina, di 2-3 spille della lunghezza di circa 7-8 centimetri e di una catenina in oro giallo con due ciondoli.
Il settantenne, secondo la ricostruzione dei carabinieri coordinati dal pm Stefano D’Arma, sarebbe stato posto in condizioni di “incapacità di intendere, di volere e di agire” tramite la somministrazione di gocce di benzodiazepine – farmaco con effetti sedativi, ipnotici e anestetici – mischiate al caffè.
La conferma sarebbe arrivata dagli esami cui la parte offesa è stata sottoposta in ospedale. Ma già prima del ricorso ai sanitari del pronto soccorso il settantenne si sarebbe svegliato in un insolito stato di torpore che, alla luce del successivo ricovero, sarebbe riconducibile, secondo l’accusa, all’attività di “sedazione” posta in essere dalla zelante colf, sempre pronta a offrire al datore di lavoro una tazzina di buon caffè appena fatto.
Una volta reso inoffensivo il settantenne, la colf infedele avrebbe approfittato del suo stato di torpore per svaligiargli casa. Secondo l’accusa, la cinquantenne avrebbe fatto razzia di gioielli e preziosi vari custoditi nella camera da letto della vittima.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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