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Tribunale - Imputato di tentato furto un 28enne - L'accusa non ci ha creduto, ma è stato lo stesso assolto

“Non eravamo alla Mineral Neri per rubare, ma per parlare di filosofia”

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Capranica – (sil.co.) – “Non eravamo alla Mineral Neri per rubare, ma per disquisire di arte e filosofia”. L’accusa non ci ha creduto, ma è stato lo stesso assolto.

Sorpreso di notte dai carabinieri nell’ex stabilimento industriale della Mineral Neri di Capranica assieme a due presunti complici che si sono dati alla fuga, un 28enne originario di Orbetello si è difeso così dall’accusa di tentato furto di cavi elettrici. E ha anche accusato i carabinieri di percosse.

E’ successo ieri, durante l’ultima udienza del processo celebrato davanti al giudice Elisabetta Massini all’unico fermato dei tre presunti aspiranti ladri che verso le 21.50 del 7 giugno 2018 sono stati rincorsi dai carabinieri del Norm della compagnia di Ronciglione, intervenuti sul posto in seguito a una segnalazione. 


Viterbo - I controlli dei carabinieri

 Controlli dei carabinieri – foto di repertorio


“Tre sagome nel buio staccavano le canaline”

“Era buio, ma illuminandoli con le torce abbiamo visto chiaramente le sagome di tre individui intenti a staccare le canaline che contengono i cavi elettrici al piano terra della struttura abbandonata e fatiscente”, ha spiegato uno dei militari che hanno condotto l’operazione.

“Due sono scappati, riuscendo a dileguarsi nell’oscurità, mentre abbiamo preso il terzo, inciampato e caduto un paio di volte mentre provava a fuggire dietro ai complici. E’ stato tutto talmente veloce, che le canaline staccate erano ancora penzolanti”, ha sottolineato.


“Cercavamo un posto appartato per disquisire di filosofia”

Sorprendente l’autodifesa dell’imputato. “Con gli altri due, dei quali non ricordo il nome, ci eravamo appena conosciuti in un bar di Capranica. Cercavamo un posto appartato per disquisire di filosofia e arte, perché io mi ero iscritto a un corso di filosofia della Sapienza, allora siamo saliti sulla terrazza della fabbrica abbandonata, passando da un varco aperto nella rete”, ha esordito.

“Era una notte buia e senza luna. Dopo circa un’ora abbiamo sentito dei rumori venire dal piano terra e ci siamo spaventati, decidendo di andare via. Uno degli altri due ha preso un tubo per difenderci e abbiamo cominciato a correre, ostacolati da coci di bottiglie e altre suppellettili che erano ovunque sul pavimento”.


“Sono stato malmenato con la torcia dai carabinieri”

“Io sono inciampato due volte nel buio, poi mi sono trovato un a torcia puntata sulla faccia, senza sapere chi ci fosse dietro. Quando mi hanno messo le manette ho capito e ho detto ‘mi arrendo, mi arrendo, mi arrendo’. Sono anche stato colpito ripetutamente con la torcia, sul volto e sul costato. Mi hanno refertato con una prognosi di 5 giorni”, ha concluso, sostenendo davanti al giudice di essere stato malmenato dai carabinieri, che addosso e in macchina non gli hanno trovato nulla di attinente col presunto tentativo di furto.


Difesa incredibile per l’accusa, ma è stato assolto

Il pubblico ministero ha chiesto una condanna a 6 mesi e 600 euro di multa, trovando altrettanto incredibili la storia dell’arte e della filosofia e quella del pestaggio da parte dei carabinieri. “Accuse pesanti”, ha sottolineato al riguardo. 

Il giudice, sentita la difesa, che ha parlato di una “bravata tra ragazzi”, ha assolto con formula piena l’imputato dall’accusa di tentato furto. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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29 aprile, 2022

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