Viterbo – (sil.co.) – Beccato a cedere droga a un minorenne al Sacrario, è finito a processo il pusher rasta con la passione per la musica.
I carabinieri in borghese che stavano vigilando a distanza su Valle Faul hanno notato il presunto spacciatore, un nordafricano, perché portava delle vistose cuffie stereo alle orecchie e aveva i capelli con le treccine.
Davanti al collegio del tribunale di Viterbo deve rispondere di cessione a minori di stupefacenti, per un grammo di hashish “regalato” a un sedicenne già noto alle forze dell’ordine come assuntore.
“Incuriositi, ci siamo messi a osservarlo”, ha spiegato uno dei carabinieri del Norm impegnati nell’operazione.
Era la mattina del 12 marzo 2019 e i militari stavano effettuando dei controlli straordinari, insospettiti dall’insolito via vai di possibili spacciatori e assuntori nei pressi dell’ascensore che conduce al palazzo papale, nel cuore del centro storico.
“L’imputato si è messo seduto sulla cima della collina e quando passavano dei giovani fischiava. Abbiamo pensato fosse un segnale, così quando è andato da lui un 16enne giù segnalato come assuntore non lo abbiamo perso di vista”, ha proseguito il testimone.
“Il ragazzo si è seduto vicino a lui e lui gli ha passato qualcosa, senza nessuno scambio, è stata una cessione a senso unico. Li abbiamo fermati subito e il 16enne aveva sempre in mano il ‘qualcosa’, che era un grammo di hashish, per il quale non aveva dato nulla al sospetto spacciatore. Per questo si parla di cessione a minori di sostanza e non di spaccio”, ha spiegato il militare, spiegando che l’imputato non aveva con sé altro stupefacente, né somme di denaro sospette.
Per chiarire i rapporti tra il minore e l’imputato, fermo restando che i carabinieri hanno visto con i propri occhi cedergli un grammo di hashish, bisognerà sentire di nuovo il ragazzo, che a suo tempo fu sentito in caserma davanti al padre, cui è stato riconsegnato. Accadrà il prossimo 23 novembre, alla ripresa del processo.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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