Viterbo – (sil.co.) – Picchia la moglie e le provoca tre aborti, condannato a sei anni e mezzo di carcere e al pagamento di una provvisionale di 40mila euro alla moglie e di 10mila euro alla figlia in vista di un più cospicuo risarcimento da quantificare in sede civile.
Violenza sulle donne – foto di repertori
Si è chiuso così ieri davanti al collegio presieduto dal giuduce Eugenio Turco il processo all’imputato originario dell’est europeo difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati contro cui si è costituita parte civile la vittima assistita dal legale Marco Valerio Mazzatosta.
“Mi ha confidato che i denti glieli aveva rotti il marito e che anche le ferite che le avevo visto addosso gliele aveva provocate lui con le sue percosse”, ha detto durante una delle udienze del processo un’amica della vittima, che si sarebbe aperta con lei solo dopo avere trovato il coraggio di sporgere denuncia.
Tra i testimoni anche il maresciallo Mario Formisano, del nucleo investigativo dei carabinieri di Viterbo. Il militare ha dato conto che durante la perquisizione domiciliare a casa dell’imputato hanno trovato, come lei aveva detto, tutto il materiale atto alle videoriprese, videocamere e quant’altro.
La vittima, che solo a novembre 2018, dopo sette anni di infermo, ha trovato il coraggio di denunciare il marito, si è costituita parte civile per sé e per la figlioletta, cui è stata negata la gioia di avere dei fratelli o delle sorelle. Il padre è stato rinviato a giudizio anche per aborto colposo dal gup Savina Poli, su richiesta della pm Chiara Capezzuto.
Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, il rapporto tra l’imputato e la moglie sarebbe stato caratterizzato da una escalation di violenza a partire dal 2011, per cui l’uomo – colpito dalla misura cautelare dell’allontanamento già prima della richiesta di rinvio a giudizio – è stato processato non solo per maltrattamenti in famiglia, ma anche per interruzione colposa di gravidanza o aborto colposo, una fattispecie rara nei tribunali, prevista all’articolo 593 ter del codice penale per “chiunque cagiona l’interruzione della gravidanza senza il consenso della donna”.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
