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Tribunale - Gergo "tradotto" in aula da un finanziere - Ma per gli otto imputati è scattata la prescrizione

“Rete di pusher al Sacrario, luoghi di spaccio ‘valle’, ‘prato’ e ‘asilo'”

di Silvana Cortignani
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Guardia di finanza

Guardia di finanza

Viterbo – Spaccio al Sacrario, secondo la guardia di finanza nel 2013 esisteva una vera e propria rete di pusher.

E anche un gergo inconfondibile, carpito dalle intercettazioni: “valle”, per valle Faul, “prato”, per pratogiardino, “asilo”, per via Santa Maria in Volturno. 

Otto presunti spacciatori, di età compresa tra i 28 e i 54 anni, sono finiti a processo davanti al giudice Roberto Colonnello che ieri, a distanza di nove anni, non ha potuto però fare altro che dichiarare il non luogo a procedere per prescrizione, scattata già a agosto dell’anno scorso. 

Tra loro vecchie diverse conoscenze delle forze dell’ordine, tra cui un tunisino ora migrato in Francia.

Un finanziere, in compenso, ha potuto ricostruire in tribunale le indagini che hanno sgominato un traffico di stupefacenti, gestito dagli stessi personaggi, che partiva da Roma per estendersi a Viterbo e perfino a Livorno.


Un etto di hashish vicino al fast food

Presunta mente del traffico un romano oggi 45enne, intercettato dai militari sulle tracce di un acquirente viterbese di cui sarebbe stato il fornitore all’ingrosso. Il 25 agosto 2013, l’imputato della capitale è stato sorpreso mentre, in trasferta nel capoluogo, cedeva un etto di hashish nei pressi di un fast food.


Droga nascosta sottoterra con la pala

Coordinatore a livello locale dell’attività sarebbe stato invece un ragazzo oggi 28enne d’origine tunisina, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, noto per altre vicende di spaccio, sempre in zona Sacrario. All’epoca sarebbe andato in giro con una pala, per sotterrare lo stupefacente nelle zone di “mercato” onde evitare che gli venisse trovato in casa. Attualmente avrebbe messo la testa a posto e si sarebbe trasferito a Parigi.


Nel gergo “valle”, “prato” e “asilo”

Il testimone ha parlato di “punti di presidio” e di “collaboratori”, mentre il gergo sarebbe stato “talmente criptico, da essere chiarissimo, in quanto usavano termini palesi in dialoghi brevissimi”. “Valle”, per valle Faul. “Prato”, per pratogiardino Lucio Battisti. “Asilo”, per la salita di via Santa Maria in Volturno, tra il Sacrario e San Faustino.


“Vado al negozio”

“Vado al negozio”, avrebbe detto al telefono il 28enne tunisino, il cui unico “negozio”, secondo il finanziere, sarebbe stato per l’appunto l’attività di spaccio. “Tutto bene?”, avrebbe chiesto l’assuntore, per avere conferma della disponibilità di sostanza, prima di concordare l’appuntamento.


Cessioni di hashish e marijuana per pochi grammi

Esistono riscontri che gli imputati spacciassero hashish e marijuana, nell’ordine di pochi grammi ogni volta. Non è stata invece accertata la cessione di cocaina, contestata nell’unico dei capi d’imputazione non prescritti, per cui è stata accordata l’assoluzione. 

Silvana Cortignani


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28 maggio, 2022

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