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Giustizia - Domani giornata di astensione e assemblea a Roma - Spiega le motivazioni il presidente Roberto Alabiso

Tribunale di sorveglianza, stop degli avvocati penalisti in tutto il Lazio

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L'avvocato Roberto Alabiso

L’avvocato Roberto Alabiso

Viterbo – (sil.co.) – In tutto il Lazio, astensione dei penalisti il 26 maggio per denunciare le condizioni di criticità dell’esecuzione penale e della sorveglianza.

Questo giovedì si fermano per un giorno gli avvocati iscritti alle camere penali di Viterbo, Civitavecchia, Cassino, Latina, Frosinone e Roma. 

“L’astensione dalle udienze e dalle altre attività giudiziarie del distretto della corte di appello di Roma, è stata proclamata dal coordinamento delle camere penali del Lazio a causa delle gravissime criticità del tribunale di sorveglianza di Roma che, per via dell’enorme carico di lavoro e per la carenza di risorse e mezzi, genera una sensibile compressione dei diritti difensivi con disfunzioni che incidono sui diritti dei singoli”, spiega il presidente della camera penale di Viterbo, avvocato Roberto Alabiso.

In concomitanza con la giornata di astensione, si terrà a Roma un’assemblea di tutte le camere penali del distretto dalle ore 10,30 alle ore 14,30 presso la città giudiziaria di piazzale Clodio, aula 19 palazzina B.

Interverranno tra gli altri, oltre ai presidenti delle varie camere penali, il garante nazionale delle persone private della libertà personale Mauro Palma; il provveditore Dap Lazio-Abruzzo-Molise, Carmelo Cantone; la presidente del tribunale di sorveglianza di Roma, Maria Antonia Vertaldi; la presidente di Nessuno Tocchi Caino, Rita Bernardini; la presidente d’origine viterbese della quarta sezione penale del tribunale di Roma, Roberta Palmisano

“Riteniamo che la funzione della magistratura di sorveglianza sia cruciale, nel quadro generale dell’esecuzione della pena, al fine specifico di garantire le condizioni essenziali perché la sanzione penale, perseguendo gli scopi suoi propri, rimanga nel solco della costituzione senza mai trasmodare nello spazio della mera retribuzione punitiva”, sottolinea il presidente Alabiso.

“Non sono più tollerabili le gravissime criticità che affliggono il tribunale di sorveglianza di Roma e il fatto che le ripetute interlocuzioni con la magistratura, protratte ormai da anni, non hanno consentito di contenere nemmeno in parte la mortificazione della funzione difensiva che in tale sede giurisdizionale è divenuta ormai la regola”.

“Tali e tante – prosegue Alabiso – sono le compressioni dei diritti che quotidianamente si inverano in
cancelleria, dove si registrano inaccettabili ostacoli all’accesso con conseguenti difficoltà di verifica e controllo dello stato delle attività istruttorie delegate alle quali invece il difensore potrebbe fornire utile contributo nonché dei provvedimenti decisori siano essi monocratici o collegiali, in ragione del carico e della gestione dei ruoli e delle chiamate e di condizioni fisiche indecorose nei locali antistanti e nel
limitrofo corridoio che determinano esasperanti attese”.

“Questo inaccettabile contesto ‘amministrativo’ è la coerente cornice di una  clamorosa deriva della qualità della giurisdizione, ormai univocamente carcerocentrica, che si riflette sui contenuti dei provvedimenti giurisdizionali, sia con riferimento a quelli adottati in contraddittorio che a quelli non giurisdizionalizzati, spesso emessi in tempi inconciliabili con le ragioni che risultavano ad essi sottese”.

“Nonostante lo stato di agitazione dei penalisti proclamato già da mesi e le sessioni di incontro con i vertici della magistratura di sorveglianza e le rassicurazioni fornite circa una pronta soluzione delle problematiche sopra evidenziate e nonostante un impegno serio della presidente Vertaldi, del quale le camere penali distrettuali danno volentieri atto, la situazione non è affatto mutata e le problematiche
evidenziate nelle varie note di protesta in passato emesse dalle camere penali consorelle risultano tutt’altro che risolte”.

“Sebbene tali gravissime disfunzioni possano essere attribuite in larga parte a carenze di organico e a problemi organizzativi, è tuttavia intollerabile che esse possano, per un verso, deteriorare la qualità e l’efficacia della difesa di fatto vanificandola e, per altro verso, incidere sui diritti dei singoli, comprimendoli definitivamente e vanificando qualsiasi aspirazione di giustizia”.

“Tra l’altro, la situazione organizzativa del tribunale di sorveglianza è aggravata  dal carico di lavoro derivante dalla competenza esclusiva nazionale in materia di reclamo dei detenuti in regime di 41 bis”.

“Per questo è largamente condivisa la necessità di adottare più incisive forme di protesta che richiamino la magistratura di sorveglianza di Roma, sensibilizzandola, rispetto alle istanze difensive per restituire dignità alla funzione stessa del difensore e, al contempo, i vertici della amministrazione della giustizia, affinché predispongano risorse adeguate alla delicatezza e alle dimensioni dell’ufficio in relazione al bacino di utenza che esso è chiamato a servire”.

“In tale ottica si è convenuto sull’opportunità di indire una giornata di astensione dalla celebrazione delle udienze e in tale giornata organizzare una iniziativa che denunci le gravi condizioni relative all’esecuzione della pena nel Lazio, il sovraffollamento carcerario e la costante mortificazione della funzione del difensore”, conclude il presidente Alabiso.


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25 maggio, 2022

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