Viterbo – (sil.co.) – Accusato di avere picchiato, insultato e morso le dita alla figlia adolescente della convivente, un 43enne d’origine calabrese residente in provincia di Viterbo ha rinviato ieri gli addebiti al mittente, dando una opposta versione dei fatti nel corso dell’interrogatorio davanti al giudice Francesco Rigato cui deve rispondere di maltrattamenti aggravati in famiglia.
Violenza sulle donne – foto di repertorio
“L’ho cresciuta come una figlia, mi chiamava papi”
Secondo l’accusa quattro anni fa, per futili motivi, l’imputato avrebbe dato della “spastica” e della “mongoloide” alla ragazza, all’epoca 17enne, schiaffeggiandola, prendendola per il collo e mordendole le dita di una mano, con una prognosi di 4 giorni.
“Accusa me di quello che faceva e diceva lei”, ha esordito l’imputato, difeso dall’avvocato Matteo Moriggi. “Io e sua madre siamo andati a convivere nel 2011, dopo appena sei mesi da quando ci siamo conosciuti. Lei all’epoca aveva 11 anni, il padre biologico c’era ma non c’era, per cui l’ho cresciuta come una figlia, sia dal punto di visto affettivo che economico, tanto che mi chiamava ‘papi’. Poi purtroppo, con l’adolescenza, si sono presentati problemi caratteriali e soprattutto problemi di scarso rendimento a scuola”, ha spiegato l’imputato.
“Bocciata due volte, mancava di rispetto a tutti”
“E’ stata bocciata due volte, prima al liceo linguistico e poi al liceo artistico. Rispondeva male a noi, ai nonni e anche agli amici. Il suo comportamento era caratterizzato dalla mancanza di rispetto nei confronti di tutti. Nel frattempo sulla madre aveva preso proprio il sopravvento, faceva come le pareva, non la ascoltava, per cui ero io che la pungolavo perché studiasse. Io da ‘padre’ cercavo il dialogo e lei mi rispondeva ‘sei un coglione, non capisci un cazzo’. Fino al giorno dell’episodio per cui sono finito a processo”, ha proseguito.
L’avvocato Matteo Moriggi
“Le ho detto di studiare invece di guardare la tivvù”
“Era il 15 maggio 2018 e lei doveva recuperare delle insufficienze in vista della fine dell’anno scolastico. Tornando a casa dal lavoro, invece, l’ho trovata sul divano a guardare la televisione, al che l’ho redarguita, invitandola per l’ennesima volta a studiare. Siccome continuava a borbottare, le ho dato uno scappelloto con un quaderno sulla spalla. A quel punto mi si è rivoltata contro in un modo come non l’avevo mai vista, era un’altra persona”.
“L’ho morsa perché mi aveva infilato le unghie in bocca”
Una scenata pazzesca, secondo il 43enne. “Era una furia. Mi è venuta contro e mi ha dato uno spintone per strapparmi il quaderno, facendomi cadere sul carrello portaliquori, cadendomi addosso e graffiandomi con le unghie rese spesse dallo smalto semipermanente. Mentre cercavo di ripararmi con le braccia, mi ha preso per il collo e messo le mani in bocca, motivo per cui ho stretto i denti istintivamente e l’ho morsa sulle punte delle dita, ai polpastrelli, urlando ‘non capisci un cazzo, non sei mio padre’. A fatica son riuscito a levarmela di dosso e farla andare verso il divano”.
“Era fuori di sé, non c’è stato verso di farla ragionare”
“Mi chiamava ‘papino’ quando le servivo, diceva che non ero suo padre se la riprendevo. Nonostante l’aggressione, anche quel giorno, ho provato a farla sedere sul divano con me e ragionare su quello che era successo. Invece non c’è stato verso, era fuori di sé, se ne è andata sbattendo la porta e io il giorno dopo, su consiglio dei miei genitori, sono andato in ospedale a farmi refertare”, ha concluso rispondendo all’avvocato di parte civile della presunta vittima, Domenico Gorziglia, in sostituzione dell’avvocato Alessia Colonna del foro di Roma, il quale gli ha chiesto perché non ci fosse andato il giorno stesso.
Il processo riprenderà il 2 febbraio per sentire gli ultimi due testi della difesa.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY