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Corte di cassazione - Accolto il ricorso della difesa - Sentenza annullata con rinvio alla corte d'appello militare - Imputato nei guai per 18,40 euro

“Militare condannato per peculato, ma nella ‘cassa mensa’ non risultano ammanchi”

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Viterbo - Giuliano Migliorati

Viterbo – Giuliano Migliorati

Viterbo – (sil.co.) – Militare residente nel Viterbese nei guai per 18 euro e 40 centesimi della mensa dell’aeroporto militare di Vigna di Valle che gli sono costati un condanna in primo e secondo grado per peculato aggravato continuato.

Ma non è detto che finisca così. Lo scorso 31 maggio, infatti, la prima sezione della corte di cassazione, accogliendo il ricorso del difensore Giuliano Migliorati, ha annullato con rinvio ad altra sezione della corte militare d’appello la sentenza impugnata dalla difesa di condanna a sette mesi e sette giorni di reclusione (con lo sconto di un terzo della pena dell’abbreviato), inflitta in secondo grado dalla corte d’appello militare.


Teatro della vicenda la mensa dell’aeroporto militare

Imputato un 57enne, in servizio a Vigna di Valle, che secondo l’accusa si sarebbe appropriato della somma di 18,40 euro incassati da due commensali, nello specifico due ingegneri (della mensa di servizio dell’aeroporto usufruivano sia militari, sia civili). “A causa della penuria di personale – spiega Migliorati – l’imputato era l’unico, unitamente al responsabile coordinatore ad occuparsi dell’intera organizzazione dei pasti, coordinando la cucina, i servizi esterni, gli acquisti e, al contempo, servendo i pasti soprattutto da asporto”. 


“Mai ammanchi di denaro in cassa mensa”

“Non è stato tenuto conto come invece si sarebbe dovuto di quanto affermato dal responsabile coordinatore, il quale ha testimoniato come ‘problemi di ammanco di denaro in cassa mensa non ci sono mai stati'”, sottolinea l’avvocato Migliorati. Il responsabile coordinatore ha anche spiegato come i soldi vengono rimessi in cassaforte ogni due-tre giorni, in quanto vengono immediatamente riposti nel cassetto chiuso a chiave della scrivania che si trova all’ingresso, mentre a fine mese si fa un riepilogo di tutte le bollette e si versano in cassa al servizio amministrativo”.


Il suggerimento di cercare nell’immondizia

Tra i compiti dell’imputato, quale addetto alla gestione e contabilità della mensa, rientrava anche il rilascio della quietanza di pagamento (“figlia”) nella quale egli stesso si occupava di annotare l’importo versato, provvedendo contestualmente a riportare e contabilizzare sulla matrice (“madre), conservata agli atti del reparto, i medesimi dati. Identiche nel contenuto, perché riportano il nominativo dell’utente che fruisce della mensa, l’importo, le firme degli addetti alla mensa e le firme dei fruitori della mensa.

Stando a una “fonte confidenziale” il militare viterbese avrebbe segnato sulla quietanza di pagamento un importo superiore rispetto a quello che poi riportava sulla matrice. Nello specifico, 13,80 euro sulla “figlia” e 4,60 euro sulla “madre”, per una differenza di 9,20 euro, su due quietanze che la stessa fonte confidenziale ha suggerito di cercare nei secchi dell’immondizia vicino alla mensa.


“Presunte prove ancora nella spazzatura dopo un anno”

“Le quietanze, guarda caso, sono state trovate proprio nella spazzatura, il 27 febbraio 2020 – prosegue Migliorati – addirittura dopo un anno, visto che sono datate 30 aprile 2019 e 2 maggio 2019.  Si riferiscono allaconsumazione di tre pasti ognuna e recano solo la firma dell’imputato ma non del fruitore, pagante, del pasto. La firma di quest’ultimo è apposta solo sulla matrice”.

I due commensali, al riguardo, hanno riferito, rispettivamente “Non ho conservato la ricevuta in quanto non mi serve presentarla alla società” e “Onestamente non ricordo in quanto la mia società non mi rimborsa i pasti consumati e spesso la ricevuta del pasto la buttavo nel primo contenitore che mi capitava”.


Un caos di oltre 200 commensali nell’ora di punta

“Il flusso che si crea nei momenti di maggiore convergenza alla mensa di Vigna di Valle, dove l’affluenza media è di circa 200 commensali tra beneficiari del pasto gratuito e soggetti paganti, è compreso nell’arco di un’ora e mezza circa, il tempo previsto per la pausa pranzo – ricorda il difensore – evidente la confusione generata dal numero delle persone e le diverse pratiche da verificare e sbrigare con la naturale e sentita necessità di gestire tutto in tempi brevi onde evitare eccessiva calca ed allungarsi dei tempi”. 


Matrici compilate dopo per fare prima

“Non ricordo di aver preso sempre la ricevuta di pagamento, in quanto per agevolare l’afflusso all’ingresso della mensa a volte si pagava prima della consumazione e la ricevuta spesso all’uscita non la chiedevo in quanto non rimborsabile da parte della mia società”, ha riferito uno dei due ingegneri. “Da quel che ricordo sì, questo avveniva alla consumazione del pasto oppure per agevolare l’afflusso all’ingresso della mensa pagavo prima, firmavo quietanza e mi veniva data la ricevuta prima della consumazione del pasto”, ha detto l’altro.

Il coordinatore della mensa di Vigna di Valle ha chiarito che tale “modus agendi” si imponeva proprio per agevolare il defluire dei commensali, attuandosi una prassi che egli stesso ha definito non corretta ma,  comunque, indispensabile. Essa consisteva nello scrivere immediatamente “la ricevuta che viene rilasciata all’utente e introitato il denaro e solo a fine giornata se non il giorno dopo viene scritta la memoria la matrice possono esserci ovviamente margini di errore”.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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11 giugno, 2022

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