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Tribunale - La vittima sarebbe stata anche privata della macchina e sostituita da una parente nella gestione del figlioletto

Telecamere per spiare la moglie, 46enne a giudizio per maltrattamenti

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Viterbo – (sil.co.) – Toglie l’assicurazione dall’auto per privare la moglie della macchina e installa in casa un sistema di videosorveglianza per tenerla costantemente sotto controllo. 

Protagonista un 46enne, residente in un centro della provincia di Viterbo, che per questo è stato rinviato a giudizio la settimana scorsa e sarà processato il prossimo mese di gennaio per maltrattamenti aggravati in famiglia. 

L’uomo è stato denunciato nella primavera dell’anno scorso dalla ex moglie, che si è costituita parte civile con l’avvocato Francesca Bufalini, per le presunte vessazione messe in atto durante gli ultimi mesi di matrimonio, di cui sarebbe stato vittima anche il figlioletto di 10 anni della coppia, che la madre, privata dell’uso della vettura, non avrebbe potuto accudire come avrebbe voluto e il padre avrebbe affidato sempre più di frequente a una sua parente, privando così a esautorarla di fatto dal suo ruolo di madre. 


Violenza (Immagine di repertorio)

Violenza (Immagine di repertorio)


Al posto della mamma, secondo l’accusa, l’ex marito avrebbe tentato di far subentrare piano piano una sua parente. Il delicato caso è stato affidato al pubblico ministero Franco Pacifici che lo scorso mese di novembre ha chiuso le indagini con una richiesta di rinvio a giudizio per maltrattamenti in famiglia a carico dell’uomo, accolta dal giudice per le indagini preliminari Savina Poli. 

L’imputato, nel frattempo, su richiesta della difesa, è stato sottoposto a una perizia psichiatrica, in base alla quale, pur trattandosi di un soggetto borderline, sarebbe comunque capace di intendere e di volere. 

L’incubo, per il figlioletto e la ex compagna, sarebbe andato aventi almeno sette mesi, da agosto 2020 a marzo 2021.

Il 46enne, secondo quanto riportato nel capo d’imputazione, avrebbe “maltrattato la propria moglie convivente con costanti e reiterate condotte di violenza verbale, fisica e psicologica, in particolare isolandola di fatto da ogni persona e dai suoi affetti, inibendole l’uso della sua autovettura dopo che aveva tolto l’assicurazione da quella di proprietà della vittima”.

Le avrebbe inoltre “proibito di uscire per fare la spesa, lasciandola costantemente senza alcun sostegno economico ed iniziando a toglierle anche la gestione del figlio minore e quindi la possibilità di accudirlo, accompagnarlo a scuola e sostituendola in tali compiti con la zia”.

Infine la videosorveglianza in casa per sparla. Il 46enne avrebbe “installato delle telecamere in casa con le quali controllava i suoi movimenti, minacciandola che in caso di separazione le avrebbe tolto il bambino e dicendole che era una stupida e che non capiva niente e così mantenendola costantemente in uno stato di avvilimento e soggezione”.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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28 giugno, 2022

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