Viterbo – (sil.co.) – “Quando sono stato dimesso dall’ospedale, sono tornato a casa e non ho trovato nessuno”. Per questo motivo, nel 2018, un italiano residente in un centro della provincia ha denunciato la moglie, anche lei italiana, per sottrazione di minori. A distanza di quattro anni, ieri è stata assolta.
“Quando sono tornato a casa dall’ospedale, era sparita con la nostra figlia minore e solo dopo sei mesi ho saputo che si era trasferita con la bambina in una città del nord Italia”, ha detto l’uomo, sporgendo la querela per cui la compagna è finita a processo davanti al giudice Elisabetta Massini per sottrazione di minori, con l’ex che si è costituito parte civile per chiedere i danni alla ex moglie.
Dietro la “fuga” una vicenda complicata. “La presunta parte offesa aveva un’impresa per cui aveva fatto talmente tanti debiti che gli è stata pignorata anche la casa, poi finita all’asta, nonché l’allora negozio della moglie. Lei si è ritrovata priva di qualsiasi supporto morale ed economico, rimanendo l’unica a occuparsi della figlia minore, completamente a suo carico”, ha spiegato la difesa.
“Quando il marito è uscito dall’ospedale, lei non aveva abbandonato la casa coniugale, era uscita a fare la spesa. La sera prima di partire con la figlia per il settentrione, c’è stata una cena, cui era presente il marito e le due figlie grandi. Lui, che è andato a vivere con la compagna in un casolare di campagna, sapeva benissimo dove sarebbe andata a stare la moglie”, ha proseguito.
“La mia assistita non è scappata lasciando il marito all’oscuro di tutto, è stata costretta a trasferirsi al nord per sopravvivere. Adesso fa l’operaia, facendo anche i turni di notte, per mantenere la bambina, mentre lui convive con un’altra. Ma ha fatto la scelta giusta, perché abita vicino alla figlia maggiore ed è circondata dall’affetto dei suoi cari”, ha concluso la legale.
Oltre alla difesa, anche l’accusa ha chiesto l’assoluzione, accordata dal giudice Massini con la formula “perché il fatto non sussiste”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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