Viterbo – (sil.co.) – Boss di Cosa Nostra al 41 bis a Mammagialla, sì alla liberazione anticipata ma dovrà scontare il resto della pena in regime di carcere duro. Si tratta di Gaetano Maranzano, 56 anni, capo della famiglia di Cruillas Malaspina del mandamento del clan della Noce di Palermo.
Mammagialla – Nel riquadro il boss Gaetano Maranzano
E’ stato condannato nel 2017 in via definitiva a 12 anni di reclusione nell’ambito del processo a 36 imputati accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione aggravata, intestazione fittizia di beni, traffico e spaccio di droga arrestati nell’ottobre 2012 dalla squadra mobile di Palermo nell’operazione Atropos.
Pizzo alle fiction. Così l’indagine è salita dieci anni fa agli onori delle cronache nazionali, perché partita da un’estorsione imposta alla Magnolia Production, che girava a Palermo un film con Riccardo Scanarcio proprio sul tema della mafia, “Il segreto dell’acqua”.
Maranzano è ricorso per cassazione avverso l’ordinanza del 25 novembre 2021 con cui il tribunale di sorveglianza di Roma ha rigettato il reclamo del 56enne contro il decreto ministeriale di proroga del regime detentivo differenziato di cui all’art. 41-bis ord. pen.
Lo scorso 24 giugno la suprema corte ha bocciato il ricorso della difesa, concordando con le conclusioni del tribunale di sorveglianza, che ha osservato che: “Il decorso del tempo in detenzione carceraria non è di per sé fattore di affievolimento della pericolosità e che la mancanza di contatti con l’organizzazione criminale è conseguenza dell’isolamento carcerario e non di una recisione dei legami”.
Nelle motivazioni, pubblicate il 24 agosto, si ricorda inoltre che “Gaetano Maranzano è stato condannato per appartenenza, con ruolo di vertice, alla famiglia mafiosa di Cruillas inserita nel mandamento palermitano della Noce, che si è riorganizzata ed è attiva come si desume dalle condanne di alcuni suoi esponenti di spicco”.
“Il percorso penitenziario di Gaetano Maranzano – si legge – è scarsamente significativo della volontà di abbandonare la famiglia mafiosa: sino al 2020 non ha chiesto colloqui con i funzionari penitenziari e non ha mostrato disponibilità a confrontarsi sui reati, né ha manifestato resipiscenza, critica e ripudio delle logiche mafiose”.
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