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Cassazione - Bocciato il ricorso del militare - Al centro della vicenda un maiale in fuga al mattatoio

Calunnia maresciallo carabinieri, assolto: “Non sapeva cosa diceva”

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Carabinieri

Carabinieri


Viterbo – (sil.co.) – Bocciato il ricorso di un maresciallo dei carabinieri 51enne d’origine viterbese, all’epoca in forza presso la stazione di Colle Val d’Elsa, in provincia di Siena.

Il militare ha presentato ricorso contro la sentenza con cui il 3 maggio 2021 la corte d’appello di Firenze, riformando la sentenza di condanna di primo grado, ha assolto dall’accusa di calunnia un 65enne d’origine siciliana, difeso dall’avvocato Luisa Tamburini, che tredici anni fa lo aveva accusato di aver riportato il falso in una annotazione per coprire un ex collega. 

Al centro della vicenda un incidente avvenuto all’interno del mattatoio di Colle Val d’Elsa il 10 novembre 2008, quando un maiale in fuga è stato ucciso a fucilate da un carabiniere in congedo, un allevatore esperto cacciatore, intervenuto con la propria doppietta per bloccare l’animale prima che uscisse dal recinto della struttura.


Corte di Cassazione

Corte di Cassazione


Nella concitazione l’allevatore è rimasto ferito da uno dei colpi sparati per fermare il maiale. L’uomo, che ha riportato una ferita da arma da fuoco a un piede, è stato soccorso dal 118 e sul posto sono intervenuti i carabinieri per chiarire la dinamica dell’accaduto. 

Secondo la ricostruzione dei fatti dell’annotazione a firma del maresciallo viterbese, che ha riportato quanto riferito dai colleghi intervenuti sul posto, l’allevatore si era procurato da sé la ferita, mentre tentava di sopprimere il suino.

Non secondo il 67enne, poi finito a processo per calunnia, il quale riferiva in denuncia che i fatti si erano svolti in modo ben diverso e in particolare che l’allevatore era stato ferito dal figlio, il quale maneggiando un fucile da caccia e dopo aver esploso un primo colpo contro il suino, faceva accidentalmente partire un secondo colpo che colpiva il padre.

Non solo. Secondo l’imputato, i carabinieri avevano ricostruito volutamente la vicenda in maniera tale da tutelare il figlio dell’allevatore ferito, essendo quest’ultimo un carabiniere in congedo.

La corte d’appello di Firenze ha assolto il 67enne dal reato di calunnia escludendo “la consapevolezza della falsità delle accuse mosse” nei confronti del maresciallo persona offesa, evidenziando come aveva riportato in denuncia “la versione dei fatti resa da uno dei soggetti presenti all’accaduto, sicché doveva ritenersi mancante l’elemento soggettivo del reato”.

Rigettando il ricorso, la suprema corte evidenzia nelle motivazioni della sentenza dello scorso 7 giugno, pubblicate il 21 luglio, com la corte d’appello abbia “correttamente applicato tale principio, con motivazione immune da vizi, lì dove ha valorizzato il fatto che l’imputato è effettivamente venuto a conoscenza di una versione dell’incidente, avvenuto al mattatoio, completamente diversa da quella recepita nell’annotazione a firma del maresciallo”.

Dichiarando inammissibile il ricorso, la suprema corte ha condannato il maresciallo viterbese al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.


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1 settembre, 2022

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