Carabinieri
Viterbo – (sil.co.) – Chiama i carabinieri per un furto in casa, i militari effettuano un sopralluogo nell’abitazione e trovano una pistola “clandestina” in bella vista, usata come fermacarte su una scrivania. Era il 2015 e il processo a carico dell’uomo, finito davanti al giudice penale per l’illecita detenzione dell’arma, si è chiuso soltanto ieri, dopo sette anni.
Il processo si è chiuso con l’assoluzione piena, perché quella pistola non poteva avere in effetti avere altra funzione che quella di fermacarte, come sottolineato dalla stessa accusa, dal difensore Marco Valerio Mazzatosta e dal consulente di parte, il professor Martino Farneti, che ha illustrato in aula l’esito della sua perizia sul corpo del reato.
“Più fermacarte che rivoltella”, ha convenuto il giudice assolvendo perché il fatto non sussiste l’imputato.
“Si tratta di un’arma storica – ha spiegato Farneti – una rivoltella a tamburo di vecchia fabbricazione statunitense, prodotta tra il 1888 e il 1897 dalla ‘Harrington & Richardson’, sullo stile delle colt dei film western ma più piccola, da utilizzare come arma da difesa personale, che si carica a polvere nera, con delle grosse cartucce da 11 millimetri, calibro 455 centesimi di pollice. Funziona meccanicamente e fa la fumata nera come nei film”.
“Non c’è il numero di matricola perché, trattandosi di un’arma antica, precedente al 1890, non era ancora obbligatorio. E’ fabbricata con vecchi metalli, non resistenti alle moderne cartucce. Secondo me è perfettamente funzionante, ma non ho potuto provarla”. ha proseguito l’esperto, spiegando poi perché.
Il perito balistico Martino Farneti
“A parte la canna arrugginita per cui sarebbe pericoloso sparare senza prima restaurarla – ha spiegato l’esperto di balistica – a casa del proprietario non c’erano munizioni e i suoi proiettili non si trovano in commercio”.
“In Italia c’è solo la ditta Fiocchi munizioni di Lecco che li produce su richiesta, una- due volte all’anno, ma solo se ha un numero adeguato di prenotazioni da parte dei possessori di armi antiche”.
L’imputato avrebbe avuto solo l’obbligo di denunciarne il possesso. “Si possono tenere fino a 8 armi antiche, dopo di che scatta la ‘collezione'”, ha spiegato il professor Farneti.
“Un arnese difficile da associare a un revolver”, hanno convenuto accusa, difesa e il giudice Massini. Sarò restituita all’imputato, che potrà tornare a usarla come fermacarte.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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