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Tribunale - Identificati in quattro dai carabinieri - Vittima un giovane preso a calci e pugni - Nel vivo il processo

Picchiato dal “branco” al Sacrario, uno degli aggressori tradito dal tatuaggio a forma di tigre

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Viterbo - Carabinieri

Carabinieri in centro


Viterbo – (sil.co.) – Picchiato dal “branco” e rapinato del cellulare al Sacrario in pieno giorno, vittima un giovane di colore per la cui aggressione sono finiti nei guai in quattro, tra i quali un italiano. 

Tra gli aggressori, uno in particolare è stato tradito da un tatuaggio a forma di tigre sul collo, mentre l’italiano sarebbe stato già noto agli uffici per le sue intemperanze. Sono stati i primi a essere fermati dai carabinieri, su indicazione della stessa vittima e dell’amico che era con lui il pomeriggio del 29 aprile 2018 quando, tra piazza dei Caduti e via Ascenzi, la coppia sarebbe stata avvicinata dal quartetto.

Il processo per lesioni agli imputati – difesi dagli avvocati Luigi Mancini, Giovanni Labate e Carlo Mezzetti – è entrato nel vivo ieri davanti al giudice Elisabetta Massini con la testimonianza di due dei militari intervenuti nell’immediatezza dell’aggressione.

“Non siamo intervenuti in seguito a una richiesta d’aiuto – hanno spiegato – ma abbiamo proprio visto con i nostri occhi i quattro giovani che approcciavano il ragazzo di colore riempiendolo di pugni e calci, mentre scendevamo in auto da via Marconi in direzione del Sacrario. Non appena ci hanno visti, si sono dileguati”.

“Uno degli aggressori aveva un vistoso tatuaggio a tigre sul collo e l’italiano lo conoscevamo per nome e cognome, mentre gli altri due ce li hanno indicati la vittima e il suo amico. La vittima, tra l’altro, era stata colpita in due distinte occasioni”, ha spiegato uno dei testi, contestato dal difensore Labate, in quanto il presunto riconoscimento a distanza durante l’aggressione non figurerebbe nel verbale.

Il processo riprenderà il prossimo 8 maggio e in quella data è prevista anche la sentenza. Gli imputati non hanno testimoni a difesa. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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30 settembre, 2022

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