Carabinieri e ambulanza – foto d’archivio
Caprarola – (sil.co.) – E’ ripreso con la doppia perizia psichiatrica disposta su entrambi gli imputati il processo per la rapina con lesioni messa a segno nel febbraio 2021 a Caprarola da un uomo in compagnia di un complice a casa di una ex amica.
Una spedizione premeditata, sfociata nel feroce pestaggio di un giovane che era in compagnia della donna, prima che sul posto si precipitassero i carabinieri una volta scattato l’allarme.
“Io ho fatto il piede, ora che siamo entrati fai tu le mani”
“Io ho fatto il piede, ora che siamo entrati fai tu le mani”, avrebbe detto il complice alla “mente” dopo avere fatto irruzione nell’abitazione, sfondando con un calcio la porta d’ingresso. Quindi i malviventi si sarebbero scagliati contro la coppia, parte civile con l’avvocato Domenico Cardellini. Gli imputati sono invece difesi dagli avvocati Emanuele Barbacci, Pietro Messina e Tania Cesarini.
Sano di mente l’organizzatore della spedizione
Ieri, davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, è stato sentito lo psichiatra incaricato dal tribunale, il dottor Gianfranco Perugi, secondo il quale la “mente”, che ha incontrato in carcere, nonostante una storia di tossicodipendenza, senza l’assunzione di sostanze grazie alla detenzione, è risultato di “buone capacità intellettive sia sotto il profilo dei contenuti che formale” e “capace di intendere e di volere al momento dei fatti”.
“E’ stato lui ad aiutarci a ricostruire il vissuto del complice, che conosce dall’infanzia. Consapevole delle conseguenze di un assalto che ha spiegato essere preordinato, per compiere il quale si è anche trovato un complice”.
Vizio parziale di mente per il servo-complice
Diverso il profilo del complice, “servo, succube, subordinato e sottomesso alla personalità prepotente del coimputato”, per cui Perugi ha dichiarato “fortemente scemata” la capacità di intendere e di volere.
“Accoltellato dalla madre e cacciato di casa dal padre”
“Ha una personalità fortemente disturbata. A 3 anni è stato allontanato dalla madre, una donna violenta che gli ha dato una coltellata al ginocchio di cui porta ancora la cicatrice. E’ stato cresciuto nella casa paterna dalla nonna, il suo punto di riferimento affettivo, alla cui morte il padre lo ha cacciato di casa, costringendolo a vivere in auto col suo cane. Ha avuto tre fidanzate e sono state tre tragedie, perché le relazioni si sono interrotte in quanto lui cercava in loro la figura materna. Quando l’ex compagno di scuola delle medie lo ha accolto in casa, si è lasciato coinvolgere”.
Il processo riprenderà il prossimo 22 novembre per sentire tutti i testimoni dell’accusa.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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