Ambulanza del 118, carabinieri, vigili del fuoco – Foto d’archivio
Vetralla – (sil.co.) – In un colpo solo fa accorrere sul posto, contemporaneamente, il 118 con l’automedica, i carabinieri e i vigili del fuoco, ma si tratta di un falso allarme.
Anzi, secondo il codice penale, si tratta di un “procurato allarme”, reato di cui è imputato davanti al giudice Elisabetta Massini un 24enne originario di Roma ma residente a Sipicciano, nel comune di Graffignano.
Il 9 marzo 2019, attorno alle cinque del pomeriggio, l’imputato sarebbe stato a Vetralla dove, da una vecchia cabina telefonica, avrebbe chiamato il 118, fornendo il nome di una persona effettivamente residente in zona, dicendo di accusare un malore, per la precisione un forte dolore al torace. Fatto sta che i sanitari sono partiti a tutta velocità alla volta dell’indirizzo segnalato, con l’ambulanza e anche l’automedica.
Sempre il 24enne, avrebbe quindi chiamato il 115, segnalando l’incendio di una canna fumaria che si era propagato a un’abitazione mettendo in pericolo la vita degli inquilini, rimasti bloccati all’interno. Ovviamente anche i vigili del fuoco si sono immediatamente precipitati, trovando al posto del rogo l’uomo a nome del quale era stata fatta la chiamata, in perfetta salute e senza nemmeno il camino acceso.
La vicenda è stata ricostruita davanti al giudice da un carabiniere all’epoca in forza alla stazione di Vetralla, anche lui accorso, coi colleghi, non appena scattato l’allarme al 112.
“Nessun incendio, nessun malore. La persona a cui nome sono stati chiamati il 118 e il 115 stava benissimo e non aveva incendi in casa”, ha detto, spiegando come sia stata “rivelatoria” la telefonata effettuata all’emergenza sanitaria e registrata dal 118.
“La voce, riconosciuta da un militare che lo conosce bene, era quella dell’imputato”, ha detto. Il difensore Luca Nisi ha chiesto al giudice di poter sentire la registrazione in aula e la Massini ha accolto la richiesta.
L’audio “incriminante” sarà ascoltato in tribunale il prossimo 19 gennaio.Giorno in cui è prevista anche la sentenza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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