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Tribunale - Imputato di diffamazione aggravata un 55enne - Il giudice gli ha inflitto sei mesi più il risarcimento alla vittima

Su Facebook foto infermiera del pronto soccorso con didascalia al vetriolo, condannato

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Viterbo – (sil.co.) – Pubblica sul suo profilo Facebook la foto di un’infermiera viterbese 34enne “rubata”  durante una pausa al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle.

A distanza di sette anni è stato condannato dal giudice Alessandra Aiello del tribunale di Viterbo a sei mesi di reclusione e a una provvisionale di duemila euro alla vittima che si è costituita parte civile al processo con gli avvocati Arianna Morelli e Marco Valerio Mazzatosta.

Imputato di diffamazione aggravata a mezzo social network un 55enne, originario di Capranica, ma anche lui residente a Viterbo come la parte offesa.

Il post risale all’8 agosto 2015, quando l’uomo ha pubblicato nella pagina del profilo aperto a suo nome, con modalità di condivisione da parte di tutti i cybernauti, una foto che ritraeva, durante una pausa di lavoro, l’operatrice sanitaria.

Una foto dell’infermiera, corredata da una didascalia in cui c’era scritto: “Io mi chiedo da un ospedale cosa vuoi? Vorrei tanto che funzionasse, ma al pronto soccorso chiedi per sapere qualcosa e ti rispondono ‘scusi ho da fare con altri pazienti’… E invece? Poi non bestemmi e ti incazzi come un somaro? Fanculo”. 

L’infermiera lo ha risaputo e due mesi dopo, il 14 ottobre 2015, ha querelato il 55enne per diffamazione aggravata a mezzo Facebook, costituendosi parte civile contro l’imputato per ribadire la richiesta di condanna e il risarcimento dei danni.

Il processo si è concluso giovedì con la condanna del 55enne a sei mesi di reclusione inflitti dal giudice, due mesi in più rispetto ai quattro mesi chiesti dall’accusa. Più il risarcimento per i danni derivati dall’avere offeso la reputazione della parte civile. 


Marco Valerio Mazzatosta e Arianna Morelli

Gli avvocati di parte civile Marco Valerio Mazzatosta e Arianna Morelli


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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21 ottobre, 2022

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