Montefiascone – (sil.co.) – Assolto in appello dall’accusa di lesioni personali colpose alla nipote, un 82enne di Montefiascone è stato condannato dalla cassazione a risarcire i danni alla vittima, che continua a patire dolori alla cervicale e che si era costituita parte civile al processo.
L’imputato è zio della parte offesa, una 58enne, la quale ha presentato ricorso contro la sentenza con cui il tribunale di Viterbo, il 19 dicembre 2019, ha assolto l’anziano, condannato in primo grado il 12 gennaio 2018 dal giudice di pace per il reato di lesioni personali colpose, consistite in “polialgie cervicali e agli arti superiori”, commesse in danno della nipote.
Nipote che, ai soli effetti civili, per ottenere il risarcimento dei danni, ha proposto ricorso per cassazione a mezzo del difensore di fiducia. secondo il quale il tribunale avrebbe erroneamente ritenuto che “l’algia” non integrerebbe una malattia giuridicamente rilevante.
La suprema corte ha deciso per l’accoglimento del ricorso. “All’imputato – si legge nelle motivazioni della sentenza – è stato contestato di aver cagionato alla persona offesa delle lesioni personali consistite in polialgie cervicali e agli arti superiori, giudicate guaribili in due giorni”.
“Il giudice di secondo grado – viene spiegato – ha assolto l’imputato, sostenendo che con il termine algia si intende far riferimento ad una semplice sensazione dolorosa, che non necessariamente coincide con una forma di malattia in senso giuridico”.
Non la pensano così gli ermellini. “In tema di lesioni personali – si legge – integra la malattia di cui all’art. 582 cod. pen. la ‘cervicalgia’, in quanto ‘dolore cervicale’ localizzato nella parte posteriore del collo, che determina sofferenza e ridotta mobilità del collo e della testa, e, quindi, una alterazione funzionale dell’organismo”.
Conseguentemente, ai soli effetti civili, è stato disposto l’annullamento della sentenza impugnata e il rinvio al giudice civile competente per valore in grado di appello come chiesto non solo dal difensore di parte civile della nipote, ma anche dallo stesso procuratore generale.
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