Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – L’intervento di Antonella Bruni contro la politica dei governi italiani che si sono finora succeduti nel periodo della pandemia da Covid-19, accusati di aver mal gestito il problema sul piano sanitario, economico-finanziario e politico-sociale, rientra a pieno titolo in quell’atteggiamento che in alcuni ambienti della sociologia viene definito di “survival critique” e che è tipico di certe minoranze ideologiche che si sentono escluse dal potere e quindi sparano a zero soprattutto per testimoniare di esistere.
La scienza ha decretato che la pandemia da Covid-19 è una grave minaccia; che è diffusa soprattutto nei paesi industrializzati in virtù della loro maggiore capacità di relazioni e interconnessioni sociali (e ecco perché, in Italia, lo è stata finora più al Nord che al Sud e nel mondo più in Europa che nel Sahel…).
L’utilità dei vaccini, pur con le inevitabili problematiche connesse al ridotto periodo sperimentale, è stata non solo provata a pieno titolo, ma ha fronteggiato vittoriosamente l’espandersi della pandemia; non lo dice il sottoscritto, ma lo dicono i più accreditati (dalla scienza, non da quattro amici al bar) esperti a livello internazionale.
Peraltro, non di “una forte influenza” si è trattato, ma di qualcosa di più letale: l’Istat ha certificato che nel 2020 ha causato oltre centomila morti in più del previsto, scesi a 63mila in più nel 2021 e oggi si viaggia ancora su valori che alla fine dell’anno potrebbero condurre a circa 35mila casi.
La riduzione progressiva delle vittime è dovuta senz’altro alla diffusione vaccinale, ma in ogni caso significa che nel giro di tre anni questa “forte influenza” ha causato oltre duecentomila morti imprevisti; non proprio pochi… Quanto alla necessità del “richiamo” dei vaccini a mrna e a qualche effetto passeggero più o meno evidente, si può liquidare la questione ricordando che questo è vero per quasi tutti i vaccini.
Un altro bersaglio della survival critique è la strategia politico-organizzativa di contrasto al virus: tipo obbligo di mascherine, limitazioni alle attività in presenza, lockdown e green pass.
Si argomenta che ne esce offesa la libertà individuale. Su questo si potrebbero usare i classici fiumi di inchiostro, come si diceva un tempo: di certo, dopo aver riletto accuratamente i passi sulla libertà di tanti filosofi, intellettuali e riformatori, da Platone a Rousseau fino a Martin Luther King, si può argomentare che la libertà non è licenza, non è anarchia e che la democrazia – e la nostra Costituzione – la tutela nel contesto non solo dei diritti, ma anche dei doveri e delle assunzioni di responsabilità che l’individuo ha nei confronti della collettività in cui vive.
Se infine ci si scandalizza per i fiumi di soldi che in tempo di pandemia sarebbero andati ai privati, si potrebbe far notare che in una economia di mercato, cioè nell’economia di un mondo libero (già: libero…), questa è la normale prassi; anzi, si potrebbe dire che, nella sanità italiana (certo migliore di quella americana dove ti salvi solo sei hai i soldi; o di quella cinese dove ti salvi solo se sei del Partito) ha comportato servizi e strategie di intervento molto più civili che altrove.
Beninteso. La pandemia ha colpito il mondo, e l’Italia, come mai era accaduto prima (peste e spagnola comprese) non solo per la sua virulenza e le sue capacità di evolvere, ma anche per la ben più ampia circolazione umana e commerciale a livello planetario.
Così, ha spesso trovato impreparati i sistemi istituzionali – ma anche le condotte individuali- sia nelle risposte immediate che nello stesso immaginario collettivo. Errori possono essere stati commessi, probabilmente, talvolta anche per un eccesso di precauzione. Ma la storia dell’umanità testimonia che siamo sempre progrediti attraverso “prove ed errori”: da bambini, da studenti, da contadini e da imprenditori, da politici e da innovatori, da scienziati, da medici e persino da calciatori.
A meno di non esercitare la survival critique; ma questa è un’altra storia.
Francesco Mattioli
Antonella Bruni: “Covid, la gestione dell’epidemia è stata un gigantesco trasferimento di denaro pubblico ai privati”
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