Polizia – foto d’archivio
Viterbo – (sil.co.) – Va a fare la spesa all’ipermercato e mentre scruta la merce sugli scaffali, vede con la coda dell’occhio una donna china sulla sua borsa rimasta appoggiata sul carrello. Ma è solo l’inizio. I malintenzionati erano in tre. Anche loro muniti di un carrello, usato per sbarrarle la strada e guadagnarsi la fuga. Meno male il vigilante.
E’ successo il primo giugno 2018, un venerdì, a una 37enne viterbese andata a fare rifornimento per la dispensa presso uno dei centri commerciali del capoluogo. E’ riuscita a far acciuffare la ladra e i suoi due complici, ma la “cattura” è stata travagliata, come ha raccontato la stessa vittima al giudice Elisabetta Massini davanti alla quale in tre sono sotto processo per furto aggravato.
“Quando ho visto la donna che frugava nella mia borsa, ho fatto per fermarla, ma mi si è fatta sotto un’altra donna che mi ha bloccata chiedendomi informazioni mentre l’altra scappava. Me ne sono liberata e ho ripreso l’inseguimento, ma mi sono trovata davanti un uomo con un carrello messo di traverso che mi impediva il passaggio. Allora sono corsa a chiedere aiuto al vigilante, accorgendomi che mi era stato rubato il borsello”, ha spiegato in aula.
Ha riconosciuto il terzetto in questura, dove è stata chiamata per l’identificazione dei presunti ladri , nel frattempo fermati e condotti in caserma, mentre sporgeva denuncia.
Non ha avuto dubbi neanche davanti al giudice, descrivendo come una donna altissima coi capelli neri, i leggings neri al ginocchio e una maglietta celeste la ladra china sul carrello; una bionda dall’accento straniero la donna che le si è messa davanti chiedendole informazioni; un uomo con un occhio più chiuso dell’altro col carrello messi di traverso lungo la corsia.
Il processo riprenderà il prossimo primo dicembre per sentire altri tre testimoni dell’accusa.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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