Polizia
Viterbo – (sil.co) – Le spacca una bottiglia in testa urlando “te l’avevo detto che dovevi lasciarmi stare”. La vittima è stata trovata per le scale sanguinante dai vicini: “Aiuto, aiuto, questo mi ammazza”.
Litigi continui durante i due anni circa di convivenza. Urla e strilli da un appartamento al terzo piano di una palazzina del capoluogo, cui hanno posto fine, giocoforza, i vicini all’ora di cena dell’8 aprile 2021 quando la donna della coppia è uscita sul pianerottolo perdendo copiosamente sangue dalla testa, gridando “questo mi ammazza, mi ammazza”.
A processo per maltrattamenti è finito un infermiere noto per il carattere “fumino” che quella sera, mentre erano a tavola, avrebbe spaccato una bottiglia in testa alla compagna, la prima ad essere ascoltata al processo entrato nel vivo il 27 ottobre davanti alla giudice Elisabetta Massini. L’imputato è difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati.
“Ero contenta, perché quel pomeriggio, dopo la crisi del periodo Covid, il mio compagno aveva trovato un lavoretto. Così avevo messo a tavola ogni ben di Dio e quando ha stappato una bottiglia di Pecorino gli ho detto ‘vedi che bello, con due stipendi, ci possiamo togliere qualche sfizio’. E’ bastato a farlo andare su tutte le furie, ha urlato ‘pensi sempre ai soldi’, poi ha svuotato la bottiglia nel secchio e me l’ha sbattuta sulla testa, mettendo a soqquadro casa mia, dove convivevano, tra alti e bassi, da circa due anni e mezzo”, ha raccontato la vittima, un cinquantenne del capoluogo.
Sul posto, chiamate dai vicini, si sono precipitate due pattuglie della squadra volante, una delle quali ha scortato la vittima al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, dove è giunta a bordo di un’ambulanza del 118, per poi sporgere denuncia.
“Lei perdeva sangue dalla nuca e gridava ‘questo mi ammazza, questo mi ammazza’, per cui l’abbiamo messa in sicurezza e chiamato la polizia”, hanno raccontato le vicine che hanno fatto scattare l’allarme.
“Lui non si teneva, andava avanti e indietro, saliva e scendeva per le scale, intanto urlava ‘te l’avevo detto che dovevi lasciarmi stare’ e che lei era una ‘pazza’. Diceva ‘è lei che mi istiga, è colpa sua’”, hanno spiegato le testimoni, sentite assieme a uno degli agenti che hanno effettuato l’intervento.
Il processo riprenderà il prossimo 16 febbraio.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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