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Tribunale - Testimoni al processo il sindaco Vincenzo Girolami e il comandante della locale stazione dei carabinieri

Telefonata “muta” al 112 mentre il marito le dà della prostituta davanti ai figli

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Carabinieri - foto d'archivio

Carabinieri – foto d’archivio


Castel Sant’Elia – (sil.co.) – Prima di denunciare il marito per maltrattamenti aggravati in famiglia, davanti ai due figli piccoli, chiede aiuto ai carabinieri, a un centro antiviolenza e al comune. L’uomo viene allontanato, dopo di che la ex ritira la querela. Ma il processo al coniuge, tuttora sottoposto alla misura cautelare, va avanti lo stesso, per la gravità dei reati contestati, di fronte al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini.

Secondo l’accusa, quando la coppia era già in fase di separazione, ma costretta a vivere sotto lo stesso tetto per via dei problemi economici, potendo contare solo sul reddito di cittadinanza e sui lavoretti relativi, il marito le avrebbe dato quotidianamente della prostituta, accusandola di uscire per accompagnarsi con altri uomini. Condotte aggressive che sarebbero state solo verbali, ma che avrebbero fatto comunque temere alla donna per la sua incolumità.

Ieri sono stati ascoltati come testimoni il comandante dei carabinieri di Castel Sant’Elia, Stefano Bisogno, e il sindaco Vincenzo Girolami, nonché un assistente sociale e un altro operatore dei servizi sociali. Quest’ultimo un assistente educativo, inviato per circa cinque mesi, tre volte alla settimana, a casa della coppia per assistere nei compiti i due figli minori, nell’ambito del percorso elaborato per la famiglia dalla cooperativa per aiutare i piccoli.

“Per il comune – ha sottolineato il sindaco Girolami, dicendo di essersi adoperato in tutti i modi per risolvere la situazione – le problematiche più importanti sono quelle scoiali”.


Vincenzo Girolami

Il sindaco Vincenzo Girolami


Telefonata “muta” al 112.

L’allarme è scattato l’11 luglio 2021, quando la presunta vittima ha fatto una telefonata “muta” ai carabinieri, lasciando aperto il telefono perché sentissero le grida di un acceso alterco in corso col marito, che la sera stessa ha denunciato.

“Da quello che si sente, visto che tra loro parlano in romeno, è una discussione reciproca, ma naturalmente siamo accorsi sul posto”, ha fatto notare il comandante, che ha poi raccolto la denuncia. Essendo per l’appunto la discussione in romeno, il collegio, su richiesta del pm Michele Adragna, ha disposto che la registrazione della chiamata al numero d’emergenza venga tradotta, motivo per cui il prossimo 23 novembre sarà nominato un interprete. 

La donna si era però già rivolta un anno prima ai carabinieri, il 17 giugno 2020, rappresentando problemi economici e chiedendo un lavoro. “Le consigliammo di sentire il comune e trovò un piccolo impiego. Dopo la querela, invece, ci chiese aiuto per un alloggio, visto che col marito erano costretti a vivere da separati in casa, e noi la indirizzammo ai servizi sociali”, ha spiegato il comandante della locale stazione.

Al termine dell’udienza, la difesa. alla luce di quanto emerso, ha anticipato una possibile rinuncia alla testimonianza in tribunale dei figli minori, per sapere dei rapporti tra i genitori. Il processo riprenderà intanto il prossimo 23 novembre, per la nomina dell’interprete che dovrà tradurre la registrazione della lite e per sentire altri testimoni.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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10 novembre, 2022

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